| Lunedì scorso, un nuovo emittente di Etf, Osmosis Investment Management Llp, ha lanciato il suo primo fondo nella Borsa di Londra: l’Osmosis Climate Solutions Etf (Isin: Ie0053wn92). Osmosis Im è una società indipendente inglese, autorizzata e regolamentata dall’Fsa, costituita da un gruppo di esperti in tecnologie a bassa emissione di Co2 situati in diverse capitali europee e degli Stati Uniti. L’Etf è armonizzato, può distribuire o capitalizzare periodicamente i dividendi e ha un costo totale annuo (Ter) dello 0,70%. È negoziato in dollari, la stessa valuta dell’indice di riferimento, l’Osmosis Climate Solutions Index, e il valore di una quota nella fase di lancio era di appena $1.
Il benchmark è calcolato da Hsbc Quantitative Techniques ed è stato sviluppato da Osmosis Investment Management Indices per misurare le performance di 100 aziende impegnate a livello globale nella fornitura di prodotti, servizi o tecnologie incentrati nella salvaguardia delle risorse naturali e nella mitigazione dei cambiamenti climatici, attraverso la riduzione o l'eliminazione della produzione di gas a effetto serra e sostanze inquinanti. L’indice prende in considerazione solo quelle società i cui utili derivino almeno per il 50% da attività legate al cambiamento climatico, la cui capitalizzazione di Borsa, corretta per il libero flottante (min. 10%), sia pari o superiore ai 100 milioni di dollari, con una media giornaliera di scambi di almeno $1 milione, nei sei mesi precedenti l’ultima revisione, che è semestrale. Sono escluse dall’universo investibile le società aurifere, le imprese energetiche nucleari e i fondi d’investimento. La ponderazione dei componenti avviene in funzione dapprima del gruppo industriale e quindi del settore di appartenenza, affinché risultino al loro interno equipesati ad ogni revisione. L’Osmosis Climate Solutions Index è stato avviato il 30 ottobre 2008 e ha uno storico (ricostruito) esattamente con base 100 punti. Al 31 gennaio 2010, erano 22 i paesi coperti dall’indice, i maggiori dei quali sono: Stati Uniti (34%), Taiwan (10,7%), Regno Unito (9%), Giappone (6,1%) e Corea del Sud (4,5%). I quattro macro settori erano così distribuiti: 34% efficienza e gestione dell’energia, 33,7% acqua, rifiuti e inquinamento atmosferico, 31,5% produzione di energia a bassa emissione di carbonio, 0,8% finanziari. I rendimenti dell’Osmosis Climate Solutions Index sono stati sin qui nettamente superiori a quelli dell’Msci World Index, sia nel breve (48,2% vs. 33,5% a 1 anno) che nel medio e lungo periodo (-5,4% vs. -25,4% e 61,1% vs. -2,1%, rispettivamente a 3 e 5 anni), a fronte di una più elevata volatilità, (31,2% vs. 24,6% a 3 anni, su dati giornalieri) che si ritiene ampiamente giustificata dal sovrarendimento, ancor più evidente nelle fasi di ribasso dei mercati.
In Europa, sono al momento quotati solo altri due Etf (armonizzati) che offrono un’esposizione alle società degli Stati Uniti e d’Europa più rispettose dell’ambiente, in termini di emissioni di Co2: il db x-trackers S&P Us Carbon Efficient Etf (Isin: Lu0411076002), che ha un Ter dello 0,50% ed è quotato anche in Borsa Italiana, e l’EasyEtf Low Carbon 100 Europe (Isin: Fr0010655597), che ha un Ter dello 0,60% ed è negoziato nell’Euronext Paris. [di Marco Ciatto, per Borsa & Finanza]
|
Il recente cambio di benchmark, e conseguentemente, del nome e delle politiche d’investimento, che ha interessato tre Etf negoziati da Invesco PowerShares in Borsa Italiana, ha riguardato anche due fondi armonizzati quotati nel London Stock Exchange (Lse): il PowerShares Dynamic Japan Fund (Isin: Ie00b3bpcg45) e il PowerShares Dynamic Uk Fund (Isin: Ie00b23lnq02).
Con l’abbandono degli indici Dynamic, forniti da Quantitative Services Group Llc, e l’adozione dei benchmark fondamentali nati dalla collaborazione tra Ftse Group e Research Affiliaties, i due Etf sono stati ridenominati, rispettivamente, PowerShares Ftse Rafi Hong Kong China Fund e PowerShares Ftse Rafi All-World 3000 Fund, mentre i codici Isine di Borsa sono rimasti invariati. I due fondi hanno beneficiato di una riduzione dei costi totali annui, scesi ora allo 0,55%, mentre la distribuzione dei dividendi ha luogo sempre con cadenza trimestrale.
Invesco ha dunque ritenuto preferibile offrire agli investitori un’opportunità d’investimento nella Cina invece che nel Giappone, e nelle tremila maggiori azioni al mondo, piuttosto che avere un secondo fondo indicizzato al mercato del Regno Unito, giacché nel Lse è già quotato il PowerShares Ftse Rafi Uk 100 Fund (Isin: Ie00b23lnn70). Il tutto sempre lontano da una mera logica di capitalizzazione di mercato, ma guardando ai quattro valori fondamentali societari (vendite, patrimonio netto, flussi di cassa e dividendi) che meglio dovrebbero rispecchiare la reale dimensione finanziaria di un’azienda e le sue effettive potenzialità di crescita.
L’indice Ftse Rafi Hong Kong China è costituito da 55 titoli a larga (84,1%) e media (15,9%) capitalizzazione, tutti quelli che concorrono a formare il Ftse Rafi Developed ex US 1000 Index. Per il 44,2% appartengono al comparto dei finanziari, per il 18,2% agli industriali e per il 13,2% ai servizi di telecomunicazione.
L’indice Ftse Rafi All-World 3000 è composto da circa tremila titoli a larga (63,9%), media (27,5%) e bassa (7,7) capitalizzazione, distribuiti in ben 46 diversi paesi sviluppati ed emergenti. Tra i maggiori settori economici vi sono i finanziari (32%), i beni di consumo ciclici (12,5%) e gli industriali (11,6%). Dato l’elevato numero di componenti, l’Etf ad esso correlato, a differenza del precedente, detiene solo una parte significativa (490 titoli) delle azioni dell’indice, riuscendo ugualmente a replicarne l’andamento.
|
Lunedì 18 gennaio, nella piattaforma Xetra della
Deutsche Boerse e nelle Borse di Francoforte e Stoccarda, sono stati avviati
alle negoziazioni due nuovi ETF armonizzati Ucits III, gestiti da Commerzbank
Ag: il ComStage Etf iBoxx € Liquid Sovereigns Diversified 3m-1 Tr
(Isin: Lu0444605728) e il ComStage Etf iBoxx € Sovereigns Germany
Capped 3m-2 Tr (Isin: Lu0444606700).
Entrambi gli ETF, a struttura di tipo swap-based, hanno un costo totale
annuo dello 0,15% e capitalizzano i dividendi.
Il primo fondo mira a replicare le performance dell'indice Markit iBoxx
€ Liquid Sovereigns Diversified 3m-1 Total Return (ovvero, coi dividendi
reinvestiti), composto da titoli governativi dell'Eurozona denominati
in euro con durata residua compresa tra i 3 e i 12 mesi. Il secondo segue
l'andamento del Markit iBoxx € Sovereigns Germany Capped 3m-2 Total
Return Index, un indice costituito da 23 titoli di Stato tedeschi denominati
in euro con durata residua compresa tra i 3 e i 24 mesi.
A partire da martedì 19 gennaio, invece, è possibile negoziare
nella Borsa tedesca due nuovi Etf armonizzati emessi da Deutsche Bank:
il db x-trackers II iBoxx € Germany Total Return Index Etf (Isin:
Lu0468896575) e il db x-trackers II iBoxx € Germany 1-3 Total Return
Index Etf (Isin: Lu0468897110).
Entrambi i fondi, a struttura di tipo sintetica (swap-based), hanno un
costo totale annuo dello 0,15% e distribuiscono annualmente un dividendo.
Mirano a replicare le performance di due indici obbligazionari governativi
distribuiti da International Index Company (Markit group) e calcolati
da Deutsche Boerse.
I titoli sottostanti sono bond di Stato tedesco a tasso fisso, denominati
in euro, emessi per un ammontare minimo di €2 miliardi, con una durata
residua minima di un anno, al momento della revisione (mensile) dei benchmark.
Il Markit iBoxx € Germany Index è attualmente composto da
42 bund con scadenza anche oltre i trent’anni; la duration media
dell’indice è di 5,79 anni e il dividend yield medio annuo
è del 3,16%.
L’indice Markit iBoxx € Germany 1-3, invece, è costituito
da 12 bund con scadenza compresa tra i 12 e i 36 mesi; la duration è
di 1,68 anni e il dividend yield del 1,13%.
|