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| Newsletter V, anno VI, dalla redazione
di ETFplus.net |
Edizione del 16 Marzo 2010 |
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| ° ETF_Italia: settimana florida per l'ETFplus, che dà il benvenuto a 28 nuovi ETF e a un nuovo emittente. |
| Borsa Italiana, la scorsa settimana, ha celebrato il lancio di due maxi-emissioni da parte di Amundi e Credit Suisse, che ha portato il numero di Etf quotati su Etfplus da 439 a 467. Entrambi gli emittenti hanno puntato molto sul mercato italiano, riconoscendogli alcune caratteristiche uniche all’interno del panorama europeo, una su tutte l’elevato numero degli scambi, dovuto principalmente all’operatività degli investitori retail.
Amundi ha già raccolto 3,3 miliardi di asset con la quotazione di 78 Etf nella Borsa francese, dove si è sin qui distinta per la qualità ed economicità, non solo in termini di costi di gestione, ma soprattutto per gli spread denaro/lettera, spesso i più stretti tra quelli rilevati mensilmente da Nyse Euronext per ciascuna categoria di prodotto. Se riuscirà a mantenere questo vantaggio competitivo anche in Borsa Italiana, l’obiettivo dichiarato di entrare tra i primi 5 operatori di Etf entro il 2012 appare credibile, anche perché Amundi intende lanciare altri 50 fondi su Etfplus entro la fine dell’anno. La prima tranche di 15 Etf del gestore francese è costituita da 6 fondi azionari estesi su indici di mercati sviluppati, tra cui uno sul Msci Italy, composto da una quarantina delle maggiori e più liquide azioni quotate in Borsa Italiana. Atri 3 Etf offrono un’esposizione ai mercati emergenti di India, Cina (circa 50 azioni quotate a Hong Kong di classe H) ed Est Europa, Russia esclusa. Due fondi, quest’ultimi, particolarmente interessanti per il mercato Etfplus perché rappresentano una vera alternativa in termini di benchmark. Dei 6 Etf strutturati rimasti, preme sottolineare i due fondi short inversamente correlati agli indici Msci Europe e Msci Usa, e i due leveraged che ne replicano due volte le performance, sempre solo e puntualmente su base giornaliera. Amundi, come ha dichiarato Gabriele Tavazzani, Condirettore generale della Sgr, conta di espandersi in Italia anche grazie al supporto delle reti di promotori e consulenti, che seguiranno al pari della clientela istituzionale; un’ulteriore sfida, volta al mondo della consulenza indipendente.
Per Credit Suisse, invece, si è trattato del lancio della seconda tranche di 13 Etf, che contemporaneamente è stata "cross-listata" anche nella Borsa tedesca, con l’intenzione di rafforzare la propria posizione in Europa. Due sono le principali novità introdotte su Etfplus. La prima è fondo indicizzato al Nikkei 225, un indice composto da 225 titoli scambiati nella Borsa di Tokyo, rappresentativi di tutti i settori industriali, equiponderati sulla base di un valore nominale di 50 yen per azione, ed i cui componenti con valori nominali diversi sono rettificati fino a riflettere il suddetto valore. Il settore dei servizi e beni industriali (25%) è il più rappresentativo, seguito dai beni e servizi retail (11%), dei beni per la casa e la persona (10,8%) e dalla tecnologia (10%). La seconda un Etf che offre il 100% d’esposizione al mercato canadese, replicando le performance totali dell’indice Msci Canada; un benchmark costituito da 96 azioni ponderate per la loro capitalizzazione di mercato aggiustata per il flottante, operative in dieci distinti settori industriali. Tra questi, i principali sono i titoli finanziari (34%), gli energetici (27%) e le materie di base (19%).
Tutti gli Etf di Amundi e Credit Suisse capitalizzano i dividendi, e si distinguono, i primi per una struttura di tipo swap-based, ovvero che fa uso di contratti swap (per un valore massimo del 10% dell'asset del fondo) per ottimizzare la replica del benchamrk e ridurre al minimo il tracking error, i secondi di tipo cash-based, replicano quindi gli indici di riferimento investendo direttamente in tutti i titoli che li compongono. [di Marco Ciatto, per Borsa & Finanza] |
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Comunicato del nostro Sponsor: Deutsche Bank |
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| ° ETC_Europa: Deutsche Bank al debutto con due idee innovative: oro a collaterale e copertura del rischio cambio. |
Deutsche Bank ha lanciato la scorsa settimana una nuova generazione di Exchange-Traded Commodity (ETC), denominata “db ETC”, interamente collateralizzata da oro fisico, invece che da un classico paniere di azioni ed obbligazioni. Non solo, le nuove ETC sono anche disponibili, per la prima volta, con una copertura dal rischio di cambio, giacché i sottostanti, com’è noto, sono in massima parte denominati in dollari. Il collaterale è monitorato da una società indipendente e regolato giornalmente, se necessario. I vantaggi di avere dei lingotti d’oro a garanzia delle ETC sono principalmente tre: la trasparenza (prezzi chiari e facilmente reperibili), la liquidabilità (quello dell’oro è uno dei mercati più liquidi al mondo), la decorrelazione con i default (nella fasi di maggior avversione al rischio, i prezzi dell’oro tendono a salire, rendendo il prezioso particolarmente adatto alla copertura dai rischi di bancarotta delle controparti swap). L’oro è segregato dal patrimonio delle ETC e dell’emittente e depositato presso i caveau di J.P. Morgan Chase Bank a Londra. La collateralizzazione delle ETC ha un costo, ovviamente, che tutela però l’investitore e che non influisce poi più di tanto sui costi totali dello strumento, che Deutsche Bank, nella massima trasparenza, ha tenuto a esplicitare nei minimi dettagli.
Il costo del collaterale è stato stimato in 20,54 punti base annui (0,2054%), comprensivo del tasso d’interesse sul prestito del prezioso giallo e dello spread dell’oro. Le commissioni di gestione, invece, ammontano allo 0,45% annuo, indipendentemente dalla tipologia di benchmark dell’ETC, che può essere long o short, e coperto (EUR Hedged) o meno (USD) dal rischio di cambio. Fattori che influiscono sui costi di swap per la replica dell’indice di riferimento, che variano dallo 0,70% allo 0,80%, rispettivamente per gli optimised (OY) e short indices USD ed EUR Hedged. ETC che andranno a replicare indici di materie prime non ottimizzati e long non avranno, invece, alcun costo addizionale di replica swap.
Delle prime quattro ETC avviate alle quotazioni, lunedì 8 marzo, nella Borsa di Francoforte (Xetra), riportate nella tabella sottostante, due sono correlate a indici ottimizzati nel meccanismo di rinnovo dei contratti future (rolling) sul petrolio Brent e su tre metalli preziosi equiponderati (alluminio, zinco e rame), per minimizzare i costi nelle fasi "contango" e massimizzare i benefici in presenza di una curva in "backwordation". Due a indici short di future sul Brent d’immediata scadenza (front month) e di future sull’oro rinnovati a novembre (December month) con scadenza annuale. Tutte e quattro le ETC offrono una protezione dal rischio di cambio USD/EUR su base mensile, tramite il continuo rinnovo di un contratto forward FX a 1 mese.
| ISIN |
ETC |
benchmark |
m.f. |
s.c. |
c.c. |
| DE000A1AQGX1 |
db ETC Brent Crude Oil Euro Hedged |
DBLCI-OY Brent Crude Oil EUR Index |
45 |
80 |
20.5 |
| DE000A1AQGY9 |
db ETC Industrial Metals Euro Hedged |
DBLCI-OY Industrial Metals EUR Index |
45 |
80 |
20.5 |
| DE000A1AQGW3 |
db ETC Monthly Short Brent Crude Oil Euro Hedged |
DBLCI Monthly Short Brent Crude Oil EUR Index |
45 |
80 |
20.5 |
| DE000A1AQGZ6 |
db ETC Monthly Short Gold Euro Hedged |
DBLCI Monthly Short Gold EUR Index |
45 |
80 |
20.5 |
fonte: Deutsche Bank. m.f. = costi di gestione, s.c. = costi dello swap, c.c. = costi del collaterale, tutti in punti base (es: 45 = 0,45%). |
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| ° Analisi intermarket: le azioni (emergenti) sono ancora da preferire ai bond (governativi), nella prima metà dell'anno. |
Nell’ambito delle strategie intermarket ed alla luce della canalizzazione strategica della liquidità istituzionale non emergono sostanziali novità. I mercati azionari continuano ad evidenziare una forza comparata strategicamente superiore ai governativi di qualità, anche se tatticamente il gioco delle parti si ribalta per alcune settimane di volta in volta senza generare anomalie nelle ordinarie valutazioni del rischio. In questo contesto ci troviamo ancora una volta in un periodo dell’anno trigger, ove i prezzi azionari sono ritenuti mediamente convenienti rispetto al mercato antagonista principale, che si riconferma essere ancora quello dei bond, soprattutto nelle sue espressioni più lunghe della curva e quindi dai dieci a trentanni.
I fondi pensione non hanno ancora modificato i loro pesi nei portafogli e saranno pronti a farlo a discapito degli azionari, solo qualora i rendimenti sul trentennale americano scenderanno al di sotto di 4.47 (attualmente 4.62) ed il decennale europeo romperà al ribasso 3.10.
Questi due livelli di riferimento, se dovessero essere violati al ribasso, non fotograficamente ma in modo qualitativamente corretto, attiverebbero progressive iniziative in acquisto sui governativi, che sarebbero alimentate in parte dal mercato monetario, giunto su livelli statistici difficilmente comprimibili e in parte dal mercato azionario, che gode ancora di una forza comparata superiore rispetto ai bond.
Fino a quando i livelli di 4.47 e 3.10 non saranno violati al ribasso, si vivrà alla giornata con i mercati azionari che potranno evidenziare spunti positivi fino alla prima settimana di maggio ed i tassi sul monetario in compressione o stabili fino a quel periodo. Dal punto di vista previsionale i nostri modelli ci indicano forti probabilità di assistere ad un cambiamento di fase per le curve lunghe dei governativi nella seconda metà dell’anno. In sostanza , pensiamo che dopo un periodo di lateralità che dura da circa un anno si passerà ad una rilevante direzionalità, attivabile appunto dai succitati segnali. Direzionalità che sarà favorevole agli obbligazionari con tassi che potranno toccare l’area 3.20/3.00 per il t-bond e 2.88, 2.78, 2.65 per il Bund e sfavorevole per gli azionari potenzialmente vulnerabili da maggio fino al prossimo autunno.
Nel panorama equity, al momento ancora forte fino appunto a prova contraria (violazione ribassista dei tassi suindicati) è in corso una competizione di forza comparata tra gli indici BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) e STIM (Sudafrica, Turchia, Indonesia e Messico). Tra questi vari mercati focalizziamo la nostra attenzione, soprattutto sulla base della maggiore liquidità e secondariamente per le prospettive favorevoli, sul Bovespa che continua ad offrire un mix vincente tra momentum dei titoli principali e forza del RIAS. [di Emanuele Cecere, Responsabile Analisi Tecnica Intesa SanPaolo]
Gli Etf quotati in Borsa Italiana che offrono un'esposizione ai mercati azionari BRIC e all'indice Bovespa
| ISIN |
ETF |
Ter |
dividendi |
replica |
perf. 1m |
perf. 3m |
perf. 1y |
| FR0010408799 |
Lyxor Etf Brazil (Ibovespa) |
0.65% |
capitalizzati |
sintetica |
12.9% |
9.8% |
141.4% |
| IE00B1W57M07 |
iShares Ftse Bric 50 |
0.74% |
semestrali |
fisica |
11.2% |
7.9% |
83.5% |
| LU0269999792 |
Market Access DaxGlobal Bric Index Fund |
0.70% |
capitalizzati |
sintetica |
9.2% |
7.9% |
81.5% |
fonte: ETF Consulting Srl, al 11 marzo 2010. Ter = costo totale annuo. Performance sui €NAV total return (coi dividendi reinvestiti). |
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