| Agli inizi di marzo, Lyxor ha lanciato in Borsa Italiana 4 Etf che offrono un accesso diretto all’investimento nel comparto immobiliare, con un’elevata diversificazione per numero d’immobili, aree geografiche, settori e tipologie di costruzioni: il Lyxor Etf Msci Europe Real Estate (Isin: FR0010833558), il Lyxor Etf Msci Usa Real Estate (Isin: FR0010833566), il Lyxor Etf Msci Ac Asia Ex-Japan Real Estate (Isin: FR0010833541) e il Lyxor Etf Msci World Real Estate (Isin: FR0010833574). Sono gestiti con commissioni totali annue comprese tra lo 0,40% e lo 0,65% e distribuiscono annualmente un dividendo. Gli indici di riferimento sono forniti da Msci Barra e sono stati sviluppati per misurare i rendimenti del mercato dei Reit (Real Estate Investment Trust), principalmente, e delle società immobiliari attive nel campo dei servizi al settore e nell’intermediazione. I Reit, così come intesi da Msci per il mercato americano, sono società che possiedono e gestiscono immobili che producono redditi, e che distribuiscono annualmente agli azionisti almeno il 90% del loro utile tassabile. Almeno il 75% di questi ricavi, inoltre, deve provenire da locazioni, mutui e vendite d’immobili. Ecco perché quest’asset class è generalmente capace di produrre dividendi sensibilmente superiori a quelli dei corrispettivi indici azionari tradizionali. L’Msci Usa Real Estate Index, per esempio, composto al 100% da Reits, ha un dividend yield, calcolato sulla media degli ultimi 10 anni, del 5,53%, mentre quello dell’indice Msci Usa è di appena l’1,78%. Diversamente, in Europa, il differenziale dei dividend yield è ridotto ad appena 39 punti base, sebbene il 96,4% del portafoglio sia costituito da Reit. Spread che scende allo 0,12% nell’area asiatica ex-Giappone, dove quasi il 94% dei titoli è rappresentato da società immobiliari, per poi risalire a 162 punti base a livello mondiale, dove i Reit rappresentano il 60% della capitalizzazione del Msci World Real Estate Index. La capacità di fornire flussi di cassa stabili ed elevati rende implicitamente questi benchmark adatti a una strategia di contenimento dell’inflazione, anche grazie alla loro netta maggiore correlazione con i prezzi al consumo, rispetto all’equity.
Un’altra caratteristica comune a questi indici è la misura media dei loro componenti, in massima parte large e mid cap, dovuta ai livelli minimi di capitalizzazione e liquidità imposti da Msci, che ne rendono economica ed efficiente la replica. Unicredit, al riguardo, uno dei maggiori e più attivi market maker in Europa, ha stimato che i costi impliciti (differenziale bid/ask) per negoziare il Lyxor Etf Msci Europe Real Estate dovrebbero aggirarsi sui 36-44 punti base. Le small cap con capitale inferiore ai $3 mld hanno un peso marginale, compreso tra il 4% (nell’area Usa) e il 13,6% (in Europa).
Nel mercato Etfplus sono quotati altri sei Etf immobiliari, correlati a indici Ftse Epra e Epra /Nareit, che non presentano però quelle stesse limitazioni sulla market cap; le società di piccole dimensioni, infatti, hanno un peso variabile dal 36% al 46%, secondo l’area d’esposizione. [di Marco Ciatto, per Borsa & Finanza]
Elenco degli ETF quotati su Etfplus che offrono un'esposizione al settore immobiliare:
| ISIN |
ETF |
Perf. %le Ytd |
Perf. %le 1Y |
Ter* |
| LU0192223062 |
EasyEtf Epra Eurozone |
1.4 |
63.5 |
0.52% |
| IE00B1FZS244 |
iShares Ftse Epra/Nareit Asia Property Yield Fund |
6.7 |
75.8 |
0.59% |
| IE00B0M63284 |
iShares Ftse/Epra European Property Index Fund |
3.7 |
65.2 |
0.40% |
| IE00B1FZS350 |
iShares Ftse Epra/Nareit Global Property Yield Fund |
7.8 |
85.3 |
0.59% |
| IE00B1TXLS18 |
iShares Ftse Epra/Nareit Uk Property Fund |
-1.2 |
66.0 |
0.40% |
| IE00B1FZSF77 |
iShares Ftse Epra/Nareit U.S. Property Yield Fund |
10 |
102.6 |
0.40% |
| Note: performance calcolate da ETF Consulting sui NAV al 15/03/2010, considerando il reinvestimento dei dividendi. Ter*= costo totale annuo massimo. |
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Paul Read, co-responsabile del team obbligazionario di Invesco ad Henley, ritiene che gli investitori in fondi obbligazionari siano di fronte ad un bivio.
Dopo aver vissuto una sorta di “esperienza d’investimento positiva” gli investitori si trovano ora di fronte a periodi particolarmente impegnativi, caratterizzati dallo spettro del collasso della Grecia ed i timori per una possibile seconda fase di recessione.
Paul Read, che gestisce 14 miliardi di euro di patrimonio in gestione in fondi che investono in obbligazioni societarie, evidenzia l’importanza di sottolineare agli investitori che i rendimenti registrati nel 2009 difficilmente si otterranno nel 2010. Trovare valore è ora più difficile e richiede una selezione di titoli più prudente, ma esistono ancora settori che continuano ad offrire opportunità interessanti.
Lo scorso anno è stato eccezionale per i gestori obbligazionari, in particolare per coloro che si occupano di obbligazioni societarie. Si aspetta un risultato simile?
I prodotti obbligazionari sono gli strumenti d’investimento principali di lungo periodo per gli investitori retail, e penso che la domanda sarà sempre elevata. Ma le performance realizzate nel 2009 erano eccezionali e difficilmente si potranno ripetere. Tuttavia, questo non significa che non vi siano segmenti di mercato con un potenziale di crescita ed in riferimento ai tassi di breve termine rappresentano ancora una tipologia d’investimento interessante.
Vi sono incertezze relativamente all’economia in generale ed alla Grecia in particolare. Lei è preoccupato?
Attualmente, vi è molta preoccupazione in riferimento ai titoli di Stato. La Grecia è al centro dell’attenzione, ma i riflettori sono puntati anche su Irlanda, Portogallo, Spagna ed Italia. Il rischio maggiore è ovviamente sulla Grecia. Il Governo dovrà prendere decisioni forti ed attenersi ad esse. Però, in relazione al mercato delle obbligazioni societarie europee, l’esposizione sulla Grecia non è elevata. In Grecia non vi sono grandi società che emettono prestiti obbligazionari.
Il mercato obbligazionario europeo è stato un “porto sicuro”, anche in termini di attuale situazione del mercato dei titoli di Stato. Se la Grecia fallisse, vi sarebbero sensibili ripercussioni su tutti i mercati, che porterebbero ad una fuga verso titoli più sicuri (c.d. flight to quality). I mercati più penalizzati sarebbero quelli azionari, ma in generale tutti subirebbero conseguenze serie.
Cosa si aspetta faranno gli investitori che hanno puntato su titoli obbligazionari nei prossimi mesi?
Al momento la situazione è interessante. Stiamo assistendo a flussi esclusivamente in ingresso perché gli investitori sono alla ricerca di guadagni. Molti strumenti in cui erano soliti investire precedentemente non offrono più rendimenti positivi. La maggioranza degli investitori che sono entrati in questo mercato negli ultimi 18 mesi ha vissuto una buona esperienza d’investimento. Il prossimo passo per quegli investitori, tuttavia, sarà difficile, poiché non si possono attendere rendimenti simili. Forse dovrebbero rimanere investiti in questi titoli, poiché offrono ancora un buon livello di rendimento. Se vendessero, quale potrebbe essere l’alternativa? Dovrebbero investire in una tipologia di titoli con un livello di rendimento inferiore o puntare sulle azioni? È una decisione impegnativa. [intervista a cura di Invesco]
Elenco degli ETF quotati su Etfplus che offrono un'esposizione ai corporate bond europei:
| ISIN |
ETF |
Perf. %le Ytd |
Perf. %le 1Y |
Ter* |
| IE00B3F81R35 |
iShares Barclays Euro Corporate Bond |
2.6 |
- |
0.20% |
| IE00B4L60045 |
iShares Barclays Euro Corporate Bond 1-5 |
- |
- |
0.20% |
| FR0010737544 |
Lyxor Etf Euro Corporate Bond |
2.0 |
- |
0.20% |
| FR0010814236 |
Lyxor Etf Euro Corporate Bond ex Financials |
- |
- |
0.20% |
| IE0032523478 |
iShares Eur Corporate Bond |
2.0 |
14.0 |
0.20% |
| Note: performance calcolate da ETF Consulting sui NAV al 15/03/2010, considerando il reinvestimento dei dividendi. Ter*= costo totale annuo massimo. |
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Le Exchange Traded Commodity (Etc), lanciate in Borsa Italiana nell’aprile 2007, hanno riscosso un grande interesse tra gli investitori, soprattutto nell’ultimo anno.
Etf Securities è stata pioniere di questo strumento che, come gli Etf, ha una struttura aperta e senza un apprezzabile termine di scadenza (almeno 50 anni di vita). Diversamente dagli Etf, però, che sono fondi o Sicav, le Etc sono una sorta di obbligazione senza cedola, con simbolico valore nominale e interesse fruttifero derivante dall'apprezzamento/deprezzamento diretto o indiretto di una o più materie prime di riferimento. Sono emesse da una “società veicolo”, tenendo di fatto separato il patrimonio da quello del soggetto promotore, e quindi definite titoli a “ricorso limitato”, poiché, eccezion fatta per quelle che investono in metalli preziosi “fisici” (lingotti) su cui l’investitore può rivalersi, espongono l’acquirente a un rischio d’insolvenza.
Per ovviare a quest’eventualità, particolarmente sentita dopo la crisi finanziaria del dopo-Lehman, Etf Securities, Source e, novità di questo mese, Deutsche Bank hanno deciso di porre un collaterale a copertura completa del patrimonio delle loro Etc, costituito da titoli (azioni, obbligazioni e strumenti del mercato monetario) “Ucits eligible” e cash per i primi due fornitori inglesi, e da oro “fisico” per la banca d’affari tedesca.
Recentemente, Barclays Bank e Ubs Ag hanno lanciato in Europa degli strumenti denominati, rispettivamente, iPath Etn e Ubs Etc Note, emessi dalle banche stesse, correlati a indici di materie prime simili alle Etc, ma che non hanno la copertura di un collaterale. Non solo, le iPath Etn possono anche essere rimborsate in qualsiasi momento, senza alcun preavviso, mentre le Ubs Etc Note prima di venir quotate nel segmento Etc della Borsa di Londra, sono state lanciate nel mercato dei derivati svizzero-tedesco Scoach. Si raccomanda, dunque, di fare attenzione a tutte queste nuove sigle che rischiano di creare confusione tra gli investitori, utilizzate forse per vendere dei certificati sotto le false spoglie di una Etc.
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