Barclays Global Investors (Bgi) ha scelto l’Italia per effettuare
il maggiore dei cross-listing registrati in Europa dal lancio del primo
Etf, nell’aprile 2000. Un riconoscimento, evidentemente, della
bontà di Borsa Italiana, per altro confermata dal solido primo
posto tra le Borse europee per numero di contratti scambiati su Etf,
con una quota del 40%.
I 30 Etf che sono stati avviati alle negoziazioni sul mercato Etfplus,
martedì 26 febbraio, fanno parte della famiglia di fondi di diritto
tedesco acquisiti lo scorso anno da Indexchange Ag, caratterizzati dal
suffisso finale (De) e gestiti da Barclays Global Investors (Deutschland)
Ag. Diciotto di questi sono correlati agli indici settoriali europei
forniti da Stoxx Ltd, hanno un costo annuo dello 0,32% e prevedono il
reinvestimento dei dividendi, com’avviene per i db x-trackers
di Deutsche Bank (sono solo 10 dei 18 disponibili, però), che
hanno una commissione lievemente inferiore, dello 0,30% annuo. Gli stessi
benchmark sono utilizzati dai 18 Etf settoriali di Lyxor, che prevedono,
però, la distribuzione annuale di un dividendo. La competizione,
dunque, sarà non solo tra i tre emittenti, ma anche tra gli Specialist,
il cui compito è garantire la liquidità e fornire i migliori
spread agli investitori. Sono: UniCredit Mib per gli iShares (De), Deutsche
Bank per i db x-trackers e Société Générale
per i Lyxor Etf.
Tra le novità di maggior rilievo, si segnalano, tra gli azionari,
l’iShares Dow Jones U.S. Select Dividend (De),
il cui benchmark è costituito dalle 100 azioni statunitensi con
il più alto dividendo pro-quota, l’iShares Dj Stoxx
Eu Enlarged 15 (De), che investe nelle 15 maggiori azioni degli
ultimi 12 Paesi entrati a far parte dell’Unione Europea, e l’iShares
Dj Euro Stoxx Sustainability 40 (De), che replica un indice
composto da 40 società dell’Eurozona a larga capitalizzazione,
selezionate da Sam Group sulla base di alcuni criteri di sostenibilità
(cura per l’ambiente, i lavoratori, la gestione dell’azienda,
del rapporto con i vari interlocutori, etc..).
Inoltre, con l’iShares Dj Stoxx 600 (De), è
possibile investire nelle 600 più liquide azioni europee, a larga
(200), media (200) e piccola (200) capitalizzazione, coprendo così
oltre il 93% dell’intero mercato del vecchio continente. È
possibile investire anche in una sola di queste classi, utilizzando
l’iShares Dj Stoxx Large 200 (De), l’iShares
Dj Stoxx Mid 200 (De) e l’iShares Dj Stoxx Small
200 (De), per sfruttare la ciclicità dei mercati.
Bgi ha quotato anche il suo primo Etf sulle commodity, l’iShares
Dow Jones-Aig Commodity Swap (De), un indice ponderato in base
ai dati di liquidità e produzione delle 19 materie prime in esso
contenute, così raggruppate: 36,9% prodotti agricoli e bestiame,
33% componenti energetiche, 30,1% metalli industriali e preziosi.
L’ultima novità, per l’Italia, infine, è rappresentata
dall’iShares eb.rexx Jumbo Pfandbriefe (De),
un Etf che investe nelle 25 maggiori e più liquide obbligazioni
strutturate tedesche garantite da mutui ipotecari, quotate sul circuito
Eurex Bonds, con durata compresa tra gli 1,5 ed i 10,5 anni, emesse
per importi minimi complessivi di 2 miliardi di euro. [di Marco Ciatto,
per Borsa & Finanza]
| cod. ISIN |
ETF |
cod. Borsa |
Dividendo |
Costo annuo |
| DE0002635307 |
iShares DJ STOXX 600 (DE) |
EXSA |
AA |
0.203% |
| DE0005933980 |
iShares DJ STOXX Large 200 (DE) |
EXSC |
AA |
0.210% |
| DE0005933998 |
iShares DJ STOXX Mid 200 (DE) |
EXSD |
AA |
0.210% |
| DE000A0D8QZ7 |
iShares DJ STOXX Small 200 (DE) |
EXSE |
AA |
0.210% |
| DE000A0D8Q49 |
iShares Dow Jones U.S. Select Dividend (DE) |
EXX5 |
AA |
0.310% |
| DE0002635265 |
iShares eb.rexx Jumbo Pfandbriefe (DE) |
EXHE |
AA |
0.095% |
| DE000A0D8Q15 |
iShares DJ STOXX EU Enlarged 15 (DE) |
EXSJ |
AA |
0.513% |
| DE000A0H0728 |
iShares Dow Jones-AIG Commodity Swap (DE) |
EXXY |
R |
0.470% |
| note: AA = almeno annuale; R = reinvestimento. |
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| ° ETF_Europa:
due novità in anteprima assoluta sui mercati emergenti
da iShares Plc. |
| iShares Plc
ha lanciato sul London Stock Exchange (Lse), lunedì
18 febbraio, due nuovi Etf armonizzati che offrono,
per la prima volta agli investitori europei, un’esposizione
a due interessanti asset class dei mercati emergenti:
quella obbligazionaria, grazie al iShares Jp
Morgan $ Emerging Markets Bond Fund (Isin:
Ie00B2Npkv68), e quella delle infrastrutture, tramite
l’iShares S&P Emerging Markets Infrastructure
(Isin: Ie00B2Npl135).
Il primo Etf ha un costo annuo dello 0,45% e prevede
la distribuzione di un dividendo con cadenza mensile.
Può essere negoziato sia in sterline inglesi
(con codice Semb), sia in dollari statunitensi (Iemb)
sulla piattaforma Multi-currency del Lse. Obiettivo
del fondo è replicare l’andamento del Jp
Morgan Embi Global Core Index (Jpeicor), un
benchmark neo costituito da J.P. Morgan per riflettere
in maniera sintetica l’andamento del vasto mercato
obbligazionario dei mercati emergenti (copre 27 distinti
paesi), una sorta di proxy del ben noto EMBI+. È
composto da 35 emissioni di debito denominate in dollari,
a tasso fisso e variabile, d’importo minimo complessivo
pari ad $1 miliardo e con una vita residua di almeno
due anni, relative a stati sovrani o ad entità
dotate di sovranità speciale (quasi-sovereign).
L’indice è rivisto e ribilanciato mensilmente,
affinché siano sempre incluse le emissioni più
liquide e siano rispettate le ponderazioni dei paesi.
La metodologia di costruzione dell’indice fa sì
che l’eventuale sovrappeso di alcuni paesi con
un elevato debito sia ridistribuito su quelli che presentano
le minori emissioni. Tra le prime 5 nazioni dell’indice,
figurano: Russia (12,1%), Brasile (10,1%), Filippine
(8,2%), Turchia (8,1%) e Messico (7,4%). La scadenza
media dei titoli è di 12,9 anni, la duration
modificata di 7,2 anni e il tasso d’interesse
medio lordo è del 6,25% (dati al 31 gennaio 2008).
Il secondo Etf è stato anch’esso reso negoziabile
nella doppia valuta sul Lse, nella sterlina con codice
Iemi e in dollari (la stessa valuta del benchmark) con
codice Dein. Le commissioni del fondo, che paga un dividendo
ogni semestre, nei mesi di maggio e novembre, ammontano
allo 0,74% annuo. Mira a replicare le performance dell’indice
S&P Emerging Markets Infrastructure (Spgeifd), che
è costituito dalle 30 maggiori e più liquide
società operanti nell’industria energetica
(17,5%), dei trasporti (40,8%) e del servizio pubblico
(41,7%) di paesi emergenti dei 4 continenti. Nessun
componente può avere un peso superiore al 10%,
quando annualmente viene rivisto e ribilanciato l’indice,
che tiene conto anche della distribuzione settoriale,
affinché la quota di utilities e trasporti siano
entrambe al 40%, con il restante 20% rappresentato da
titoli dell’industria energetica. Le società
per poter entrare a far parte dell’indice devono
avere una capitalizzazione di mercato minima di 300
milioni di dollari ed un turnover medio giornaliero,
su base trimestrale, superiore al milione di dollari.
La Cina ha un peso di ben il 43,3% e solo Russia (13,2%)
e Brasile (10,2) sono le nazioni con una quota superiore
al 10%. | | |