| Mercoledì 17 giugno, due nuovi Etf a capitalizzazione
dei dividendi promossi da Deutsche Bank si sono aggiunti all’offerta
di Borsa Italiana: il db x-trackers Db Commodity Booster Etf (cod. Isin:
Lu0411078123, cod. Borsa: Xcbl) e il db x-trackers Msci Pan-Euro Trn
Etf (Isin: Lu0412624271, cod. Borsa: Xmpe).
Il primo fondo ha un costo totale annuo (Ter) dello 0,95% e mira a replicare
le performance del Deutsche Bank Commodity Booster – S&P Gsci
Light Energy Index (Dbcmsple), un benchmark proprietario costruito a
partire dall’indice S&P Gsci Le, di cui ne condivide i componenti:
24 materie prime ponderate sulla media della produzione mondiale degli
ultimi 5 anni, e ridotta esposizione sul petrolio. I due greggi di riferimento
del mercato americano (il Wti) ed europeo (il Brent) hanno, infatti,
un peso pari al 20,9% e 7,3%, mentre nell’S&P GSCI le ponderazioni
sono rispettivamente del 38,9% e del 13,5%.
La differenza sostanziale tra l’indice di Deutsche Bank e quello
di S&P sta nella tipologia di contratti future utilizzati per ottenere
l’esposizione alle commodity: con scadenza compresa tra 1 e 13
mesi nel primo caso, e con la prima scadenza utile nel secondo. La banca
d’affari tedesca ha sviluppato un modello di selezione dei future
denominato Optimum Yield, che individua il contratto con il più
elevato ritorno positivo generato dal rinnovo (rolling) dello stesso
prima della sua scadenza, o quanto meno quello che genera il rendimento
negativo più basso tra le varie scadenze disponibili. Mira, cioè,
a massimizzare i rendimenti nelle fasi di backwardation, quando i prezzi
dei contratti a più breve termine hanno un prezzo superiore a
quelli di più lunga durata, e a limitare le perdite se la curva
dei future è in formazione contango, quando i prezzi dei contratti
a più lunga scadenza hanno un prezzo superiore a quelli di più
breve termine. Questa strategia è utilizzata per 21 dei 24 commodity
future; restano infatti esclusi i contratti sul suino, i vitelli e il
bovino, che seguono lo stesso rolling stabilito per lo S&P Gsci
Le Index. L’indice sviluppato da Deutsche Bank presenta attualmente
la seguente distribuzione: 38,3% Energia, 32,1% Agricoltura, 13,9% Metalli
industriali, 9,3% Bestiame, 6,4% Metalli preziosi. È ribilanciato
annualmente, in corrispondenza del decimo giorno lavorativo di ogni
anno solare, e protetto dal rischio di cambio euro/dollaro tramite il
rinnovo mensile di un contratto forward sulle due valute.
Il secondo Etf lanciato in Borsa Italiana ha un Ter dello 0,30% ed è
correlato all’andamento del Msci Pan Euro Total Return Index (valorizzato
con l’inclusione dei dividendi), che rappresenta le società
più liquide e importanti dell’indice esteso Msci Europe,
pari al 90% della sua capitalizzazione, ovvero circa il 76,5% di tutte
le Borse europee. È composto da 202 titoli di 19 differenti paesi,
e sottoposto a diverse revisioni con cadenza trimestrale e semestrale,
al fine di riflettere sempre al meglio il mercato di riferimento.
L’indice è ponderato sulla base della capitalizzazione
di mercato corretta per il flottante ed è calcolato in euro.
Nella tabella sottostante, ne è riportata la distribuzione geografica
e settoriale, al 11 giugno 2009.
| I paesi |
Peso %le |
I settori economici |
Peso %le |
| Regno Unito |
32.42% |
Finanza |
23.90% |
| Francia |
15.92% |
Energia |
14.00% |
| Germania |
13.30% |
Beni di prima necessità |
12.62% |
| Svizzera |
12.01% |
Sanità |
9.56% |
| Spagna |
6.74% |
Materiali |
8.92% |
| Italia |
5.72% |
Telecomunicazione |
7.62% |
| Olanda |
3.58% |
Industria |
7.44% |
| Svezia |
2.82% |
Utilities |
7.13% |
| Finlandia |
1.70% |
Beni voluttuari |
6.15% |
| altri (10) |
5.79% |
Tecnologia |
2.66% |
L’operatore specialista che si è impegnato a garantire
la liquidità dei due Etfi è Deutsche Bank Ag London Branch,
che dovrà rispettare i seguenti obblighi di quotazione: un differenziale
massimo denaro/lettera del 2% e 1%, e un numero minimo di quote esposte
pari a 9.850 e 22.050 (per ciascuna proposta di acquisto e vendita),
rispettivamente. [di Marco Ciatto, per Borsa & Finanza]
|
Secondo i recenti dati pubblicati dal Global ETF Research
& Implementation Strategy Team di Barclays Global Investors, il
patrimonio degli ETF quotati in Europa ha registrato una crescita, da
inizio anno, che ha raggiunto il 18,1%. Certamente un bel risultato,
se confrontato al +6% dell'indice MSCI Europe e al +2,3% del MSCI US
Index denominati in Usd, e alla crescita degli asset degli ETF negli
Stati Uniti, che si è fermata al 4,9%, nel medesimo periodo.
Il volume medio giornaliero degli scambi ha registrato un aumento da
inizio anno del 8,4%, a 2,4 miliardi di dollari (euro 1,7 mld).
Ancora una volta, dunque, il mercato europeo degli ETF si dimostra in
ottima salute e in un continuo crescendo, mostrando chiaramente il suo
potenziale di sviluppo.
Sono stati ben 69 i nuovi ETF lanciati in maggio, che hanno portato
il numero di fondi-indice quotati nel vecchio continente a 1.828, considerati
i cross-listing, con un patrimonio totale di oltre 168 miliardi di dollari
(euro 119,3 mld). Sono 31 gli emittenti e 20 le Borse regolamentate
ove gli ETF sono negoziabili.
iShares si conferma il primo emittente di ETF, per numero e patrimonio,
con una quota del 39,1%, seguito da Lyxor e Deutsche Bank, rispettivamente
con il 21,5% ed il 16,7% di market share.
|