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 Newsletter XVII, anno VI, dalla redazione di ETFplus.net
Edizione del 29 Giugno 2010
° ETF_Europa: quotato a Londra il primo Etf armonizzato correlato all'indice Vix.

Source Uk Services Limited, società fondata lo scorso anno da Bank of America Merrill Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley, che distribuisce in Europa 48 Etf azionari e 28 Etc su materie prime singole e aggregate, ha avviato alle negoziazioni nel London Stock Exchange, venerdì 25 giugno, un nuovo ed innovativo (il primo in Europa) Etf armonizzato Ucits III: lo S&P 500 Vix Futures Source Etf (Isin: IE00B46HPB89).
Il fondo, che replica l’andamento dello S&P 500 Vix Short-Term Futures Total Return Index, è quotato in dollari, ha un costo totale annuo dello 0,60% e capitalizza i proventi.
Il sopra citato benchmark è un proxy del Cboe Volatility Index (Vix) - il più noto e utilizzato indicatore della volatilità delle 500 principali blue chip statunitensi, che non è, però, facilmente investibile - e misura il rendimento complessivo dell'investimento del nozionale in future Vix rinnovati giornalmente dal contratto d’immediata scadenza con quello successivo con scadenza spostata di 1 mese (short term, ovvero 1 mese) e in Us Treasury a 3 mesi.
Nomura, che ha aderito alla piattaforma di Source lo scorso febbraio (assieme a Jp Morgan) e che è pioniere nella creazione, distribuzione e negoziazione di prodotti basati sulla volatilità, ha dato un forte contributo alla realizzazione di questo Etf.

Sino ad oggi, gli investitori potevano prendere una posizione sul Vix soltato attraverso i future e obbligazioni strutturate, ma l’Etf è una delle soluzioni preferite, come sottolinea Mohamed Yangui, Managing Director, Head of Product Development and Structuring Group di Nomura, grazie alla sua trasparenza e liquidità.
Commentando il lancio di questo Etf, Ted Hood, Ceo di Source, ha dichiarato: “Gli ultimi anni ci hanno insegnato che improvvisi, ampi movimenti nei mercati non devono mai esser tenuti in poco conto. Siamo lieti di offrire questo strumento tattico agli investitori europei, che può essere usato per prendere un’esposizione diretta alla volatilità implicita o per la copertura nei peggiori scenari di mercato”.

La correlazione a tre anni dello S&P 500 Vix Short-Term Futures Total Return Index con il Cboe Volatility Index, secondo i dati di Standard & Poor's per il triennio 2006-2008, è abbastanza elevata, attorno a 0,87. Inoltre, le percentuali di probabilità di un aumento della volatilità dei due citati indici, su base giornaliera, a fronte di un ribasso dello S&P 500 sono crescenti e proporzionali al ribasso delle 500 blue chip stesse; superiori al 90% e 93%, rispettivamente, per esempio, a seguito di un calo compreso tra lo 0,5% e l'1% per lo S&P 500.


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° ETC_Europa: quotate nel Lse 22 nuove Etcp, di cui 4 sulle valute emergenti.

Etf Securities ha annunciato di aver avviato alle negoziazioni nel London Stock Exchange, il 21 giugno scorso, diciotto nuove Exchange Traded Currency Pair (Etcp), quotate sia in dollari (nel segmento Etc multi-valuta) sia in sterline, che consentono all’investitore di assumere una posizione lunga (in acquisto), ovvero corta (in vendita), contro la sterlina inglese (Gbp) sulle rimanenti valute del G10: l’euro (Eur), lo yen giapponese (Jpy), il dollaro statunitense (Usd), il franco svizzero (Chf), il dollaro australiano (Aud), il dollaro canadese (Cad), il dollaro di Hong Kong (Hkd) la corona norvegese (Nok) e il dollaro neozelandese (Nzd).
In aggiunta, Etf Securities ha quotato quattro nuove Etcp, denominate sia in dollari che in sterline, che consentono di scommettere sull’apprezzamento o sul ribasso del renminbi cinese (Cny, altrimenti detto yuan) e della rupia indiana (Inr) rispetto al dollaro statunitense (Usd).

Con queste Exchange Traded Currency Pair, a fronte di un costo totale annuo dello 0,99%, l’investitore riceverà una performance pari al differenziale spot delle due valute, cui si aggiunge quello dei tassi d’interesse dei due paesi di riferimento se si tratta di una Long Etcp, che è invece sottratto nel caso di una Short Etcp, e un rendimento sul capitale pari al Treasury bill a 1 mese. Quest’ultima fonte di reddito aggiuntiva deriva dalla piena collateralizzazione di tutte le Etcp, decisa da Etf Securities per ridurre al minimo il rischio di credito, mentre il differenziale dei tassi d’interesse di cui sopra è frutto del rinnovo giornaliero dei contratti forward sulle valute. In questo modo gli indici di riferimento Msfx, che sono Total Return, mantengono sempre l’esposizione alle coppie di valute.

° Focus_Europa: La crescita europea non è sostenibile.
Si è detto molto sul fatto che l’economia europea sia uscita dalla peggiore recessione dalla creazione dell’Unione Economica e Monetaria (Uem) dell’Unione Europea. In molti hanno indicato che l’Europa ha evitato uno scenario depressivo grazie agli interventi precoci di politici e governi. Anche se ne manca la consapevolezza o la percezione, l’Europa ha ripreso a crescere e questa crescita è stata trainata dalla spesa pubblica e dall’accumulo delle scorte. Ora che i mercati obbligazionari richiedono tagli fiscali e misure d’austerità, questo tipo di crescita non potrà continuare ancora a lungo.
Per comprenderne il perché, bisogna capire come viene calcolato il prodotto interno lordo (Pil). Per chi non abbia familiarità con il calcolo del Pil di un’economia, vorrei presentare il metodo della spesa. Secondo questo metodo: Pil = spesa per consumi privati + spesa per investimenti lordi + spesa pubblica + saldo commerciale (esportazioni meno importazioni).
Gli investimenti sono crollati perché le banche hanno dovuto far scorta di capitali per i propri bilanci. Di conseguenza, le banche hanno ridotto il prestito. I governi, costretti a intervenire per salvaguardare la ripresa economica, hanno continuato a prendere in prestito capitali dai mercati finanziari e a spenderli. Anche se l’economia europea è uscita dalla recessione, la ripresa è trainata dall’accumulo delle scorte e dalla spesa pubblica e non è una ripresa sostenibile. È fondamentale che la componente del Pil della spesa dei consumi privati sia in salute per generare una qualche ripresa auto-sostenibile. A questo punto ci sembra che la crescita dei consumi sarà positiva ma resterà inferiore al trend. Questo è importante perché in Europa i consumi privati rappresentano il 60% dell’economia, quasi 3 volte le componenti del Pil della spesa pubblica e degli investimenti. L’economia europea ha bisogno che i consumatori riprendano a spendere e i governi hanno bisogno di stabilità finanziaria per le famiglie, in modo da poter iniziare ad aumentare le tasse. Per generare una crescita solida, è necessario che il mercato del lavoro inizi a migliorare. I consumatori possono certamente attingere ai risparmi accumulati tramite investimenti e pensioni, ma gli eventi degli ultimi anni hanno fatto sì che in molti si sentano più poveri.

Passando al mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione è aumentato da 7,4% a 10%. Questo corrisponde a 4,1 milioni di persone che hanno perso il lavoro (un numero che equivale alla popolazione dell’Irlanda). Oggi, quasi 16 milioni di persone sono disoccupate in Europa. Se sommiamo gli individui che vorrebbero lavorare di più (sotto-occupati), questi numeri sono molto più elevati. Una rapida analisi delle motivazioni di questo aumento della disoccupazione, potrebbe aiutarci a determinare quando il mercato del lavoro potrà ragionevolmente riprendere a migliorare.
Fortunatamente per noi, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha recentemente analizzato i mercati del lavoro in maniera approfondita nel proprio World Economic Outlook. Il grafico dell’Fmi scompone la variazione del tasso di disoccupazione durante la recessione e spiega perché è aumentato. Possiamo vedere che l’aumento della disoccupazione a livello globale può essere ampiamente spiegato con la diminuzione della crescita. Anche l’arresto dei prezzi delle case e la crisi finanziaria hanno avuto un forte impatto sui tassi di disoccupazione. L’impatto è stato maggiore in paesi come la Spagna e l’Irlanda, dove gli eccessi del mercato immobiliare hanno portato alla crisi, come risultato del credito facile e dei bassi standard applicati per la concessione dei mutui. Questi prestiti di bassa qualità non si stanno ritorcendo soltanto contro le banche, ma anche contro i paesi in cui queste operano. Nazionalizzandone i debiti, i governi hanno messo in pericolo le proprie finanze, facendo salire alle stelle il rapporto debito/Pil e creando la crisi del debito sovrano a cui abbiamo assistito quest’anno.
Sappiamo che il maggior impulso al tasso di disoccupazione è la crescita economica. Visto che il maggior impulso alla crescita sono i consumi, è probabile che nei prossimi due anni si assista ad un permanere di tassi di disoccupazione elevati. In un ambiente come questo, la Bce ha fatto bene ad abbassare i tassi d’interesse ai minimi storici e i governi europei hanno fatto bene ad ampliare la propria politica fiscale.
L’Fmi conclude che "in paesi dove il tasso di disoccupazione resta elevato e l’economia opera sotto il potenziale, gli stimoli politici restano garantiti". Tuttavia, con i mercati che richiedono ai governi di implementare misure d’austerità e tagli dei costi nei prossimi anni, una politica fiscale espansionistica non sarà più accettata. Sembra, quindi, che l’Europa dovrà abituarsi ad un periodo di elevata disoccupazione, consumi sotto trend e debole crescita economica. (di Anthony Doyle, M&G Investment Fixed Interest Team)



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