Il settore delle infrastrutture è stato uno dei temi in cui iShares
ha per prima creduto, e che ha reso facilmente a portata di mano degli
investitori, nel novembre 2006, con il lancio di un Etf sulla Borsa
di Londra: l’iShares Ftse/Macquaire Global Infrastructure 100
(Isin: Ie00B1Fzs467). Questo Etf, dal marzo 2007 quotato anche sul mercato
domestico Etfplus, ha un costo annuo dello 0,65% e distribuisce un dividendo
ogni tre mesi. L’indice di riferimento è costituito da
100 titoli di aziende quotate quasi esclusivamente sulle Borse di mercati
sviluppati internazionali, che operano in infrastrutture destinate ai
vari sub-settori industriali: elettricità (54,2%), multi-utilities
(25,9%), distribuzione di gas (9,7%), servizi di trasporto (3,6%), acqua
(3%), condutture (2,2%) e apparecchiature di telecomunicazioni (1,6%).
Europa e Stati Uniti, rispettivamente con il 47,3% ed il 35,7%, sono
le due maggiori aree d’esposizione, seguite dal Giappone (8%),
Canada (3,2%) e Hong Kong (3%). La stessa iShares, nel febbraio di quest’anno,
ha proposto un nuovo Etf sempre legato all’industria delle infrastrutture,
ma focalizzato sull’area dei mercati emergenti: l’iShares
S&P Emerging Markets Infrastructure (Isin: Ie00B2Npl135). L’Etf,
che ha un costo dello 0,74% annuo ed un dividendo distribuito semestralmente,
è quotato per il momento solo sul listino londinese, e replica
un indice composto di soli 30 titoli, quelli più liquidi e rappresentativi
di quest’asset class. I tre macro settori sono: utilities (43,5%),
industriali (36,8%) ed energia (19,8%). I paesi con la maggiore ponderazione
del benchmark sono: Hong Kong (35%), Russia (12,1%), Lussemburgo (11,6%),
Repubblica Ceca (10,4%), Brasile (10%) e Corea del sud (5,9%). Sempre
a febbraio di quest’anno, l’offerta sulle infrastrutture
globali è arrivata da Deutsche Bank, con il lancio del db-x trackers
S&P Global Infrastructure Etf (Isin: Lu0322253229), che da marzo
è quotato anche su Borsa Italiana. I costi sono contenuti allo
0,60% annuo ed i dividendi sono reinvestiti nel fondo al momento del
loro stacco. Il benchmark, di tipo total return, è composto di
75 titoli, ognuno dei quali non può avere un peso superiore al
5%. Rispetto all’indice Ftse/Macquaire utilizzato da iShares,
si rileva nell’indice fornito da S&P una sottoesposizione
agli Usa di circa il 12% ed un’esposizione all’Australia
e alla Cina in misura, rispettivamente, del 9% e 2%. In termini settoriali,
la ponderazione è così ripartita: 41% utilities, 39% industriali,
20% energia. L’unica offerta, ad oggi, specializzata sul settore
delle infrastrutture in Europa è appannaggio di Axa Im e Bnp
Paribas Am, che in marzo hanno lanciato sulla Borsa di Francoforte l’EasyEtf
Nmx Infrastructure Europe (Isin: Lu0315455286), unitamente alla versione
estesa (quella globale): l’EasyEtf Nmx30 Infrastructure Global
(Isin: Lu0315440411). I due Etf, da pochi giorni quotati anche sul circuito
Euronext di Parigi, hanno un costo annuo dello 0,55% e prevedono il
reinvestimento dei dividendi. L’indice Nmx Infrastructure Europe
è costituito da soli 16 titoli, per 1/3 rappresentativi del mercato
del Regno Unito e per 2/3 di quello dell’Eurozona (Italia 28%,
Spagna 17%, Francia 11%, Portogallo 6%, Olanda 4%). I settori più
rappresentativi sono quelli delle autostrade (37%), delle reti energetiche
(20%) e dell’acqua (17%), degli aeroporti (12%), del gas e petrolio
(9%). L’indice Nmx30 Infrastructure Global, oltre ai 16 titoli
sopra citati ne incorpora altri 14, ripartiti tra America del nord (25%)
e del sud (5%) ed Asia/Pacifico (16%). La suddivisione settoriale vede
così cambiare la propria ponderazione: 28% autostrade, 27% gas
e petrolio, 13,5% telecomunicazioni, 11,6% reti energetiche, 11,3% acqua
e 8,3% aeroporti.
Tutti gli Etf citati sono armonizzati secondo le più recenti
Direttive Ucits III. [di Marco Ciatto, per Borsa & Finanza]
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| ° ETF_Italia:
intervista ad Alberto Massa (SGAM AI) sugli short ETF
quotati su ETFplus. |
SGAM AI è
approdata a Borsa Italiana nel febbraio di quest'anno
con tre ETF, due dei quali consentono di puntare sul ribasso
del mercato domestico con una leva massima del 100% e
del 200%, rispettivamente, lo SGAM ETF Bear S&P/MIB
(ISIN: FR0010446146) e lo SGAM ETF XBear S&P/MIB (ISIN:
FR0010446666).
Quanto ampia possa essere la leva utilizzata dai due ETF
è decisione di un comitato di gestione di SGAM
AI, che si riunisce ogni trimestre per valutare il mercato
sotto un profilo qualitativo e quantitativo, cercando
di anticiparne la tendenza e la volatilità. ETFplus.it
ha incontrato Alberto Massa, responsabile della distribuzione
degli ETF di SGAM Alternative Investment in Italia, all'ITForum
'08 di Rimini; ecco cosa ci ha raccontato.
ETFplus.it: Com'è nata l'idea degli short ETF?
Come risposta alle esigenze degli investitori retail,
che hanno molte difficoltà ad assumere posizioni
corte su un indice, oppure avete tenuto conto anche delle
esigenze degli operatori professionali?
Alberto Massa: Il nostro obiettivo è quello di
rendere accessibili strategie complesse, come ad esempio
quella ribassista o di copertura, a tutte le tipologie
di investitori, considerando che la maggior parte di loro
non può usare strumenti derivati (ad esempio i
future) per costruire autonomamente tali strategie. Penso
ai privati, ma anche a Private Banker, Fondazioni Bancarie
e GPF. Fino ad ora, un cliente privato italiano che aveva
una visione negativa, per esempio, sull'indice S&P/MIB,
non poteva far altro che vendere le azioni di quell'indice,
se ne era in possesso, ma non poteva investire sul ribasso
di quel mercato. I nostri ETF, lo SGAM ETF Bear S&P/MIB
e lo SGAM ETF XBear S&P/Mib, sono i primi che consentono
a tutti gli investitori di guadagnare dall'andamento negativo
del mercato azionario italiano, attraverso uno strumento
semplice, trasparente e poco costoso come l'ETF. E' bene
comunque sottolineare che questi strumenti strutturati
sono pensati prima di tutto per investitori istituzionali
o per investitori privati dotati di solida esperienza.
ETFplus.it: Troviamo brillante l'idea di uno short ETF
a leva 2; perché avete deciso di lanciare anche uno short
ETF sul medesimo indice (S&P/MIB) a leva 1?
Alberto Massa: Abbiamo iniziato anche noi con uno short
ETF a semplice leva 1 (SGAM ETF Bear), ma ci siamo presto
accorti che la maggior parte degli operatori, pur avendo
necessità di copertura, si trova costantemente in una
situazione in cui il cash disponibile è sempre una risorsa
scarsa. Ed è per questo motivo che abbiamo deciso di lanciare
il primo, e fino ad ora unico, short ETF a leva 2, che
permette di implementare le stesse strategie dello short
ETF (a leva 1, ndr.), ma con un sostanziale risparmio,
fino al 50% di cash impiegato.
ETFplus.it: Dopo i primi short ETF, a leva 1 e 2, sul
benchmark domestico, l'S&P/MIB, ed i buoni risultati
sin qui ottenuti, pensate di lanciare a breve altri ETF
su Borsa Italiana? Possiamo attenderci il cross-listing
degli short e leveraged ETF quotati a Parigi?
Alberto Massa: Entro la fine del primo semestre vogliamo
lanciare altri ETF per raggiungere i 7-8 prodotti quotati
su Borsa Italiana. Da un lato proseguiremo sulla strada
tracciata con i tre ETF legati all'indice S&P/Mib con
il lancio di tre trackers (ETF, ndr.), due short ed uno
a leva, legati all'andamento del DJ Euro STOXX 50. Dall'altro
è in programma il lancio di due ETF a capitale protetto
che permettono all'investitore italiano una migliore gestione
del rischio, con un'esposizione verso l'indice variabile,
con in linea di principio una minore indicizzazione in
presenza di mercati "Orso" e una più marcata con mercati
"Toro". Il nostro obiettivo in Europa è quello di raggiungere
entro fine anno il raddoppio delle masse gestite, andando
oltre quota 1 miliardo di euro. |
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| ° ETF_Italia-Europa:
l'indice MarketGrader 40 supera brillantemente il primo
esame. |
La revisione del
febbraio scorso che ha interessato l’indice MarketGrader
40, uno dei benchmark utilizzati da Spa Etf Europe per
i suoi fondi indicizzati quotati su Borsa Italiana, si
è rivelata nettamente vincente sul S&P 500,
alla fine del suo primo trimestre 2008 (che va dal 19
febbraio al 20 maggio*). La crescita delle 40 azioni statunitensi
selezionate da MarketGrader, infatti, è stata di
ben l’8,36% in questi tre mesi, quasi 4 volte superiore
al rialzo fatto segnare dalle 500 blue chip di S&P’s,
ferme ad un +2,21%. La notevole sovraperformance dell’indice
MarketGrader 40 sul S&P 500 è da ricondursi
all’esclusiva metodologia di selezione dei titoli
sottostanti, basata su 24 indicatori societari (di crescita,
valore, utili e flussi di cassa), che ha portato ad un
sovrappeso dei comparti energetico, tecnologico, dei materiali
di base e degli industriali (rispetto al S&P 500)
– tutti settori che hanno ottenuto le migliori performance
nel periodo preso in considerazione - e ad un sottopeso
dei titoli finanziari, rivelatisi invece quelli che più
hanno sofferto in questo trimestre. Con la nuova revisione
del 20 maggio scorso (tra parentesi i dati attuali relativi
all’S&P 500), il settore dell’energia
è passato da un peso del 30% al 25% (15%), il tecnologico
dal 25% al 30% (16%), gli industriali dal 10% al 20% (12%)
ed i materiali sono rimasti invariati al 7,5% (4%), mentre
i finanziari sono scesi al 2,5% (16%) dal 12,5% precedente.
Il modello di MarketGrader, dunque, “scommette”
ancora sulla crisi dei bancari e sui consumi che sembrano
poter sostenere le industrie e la tecnologia; al 19 di
agosto, si potrà vedere se saranno state rispettate
queste previsioni.
Si ricorda agli investitori, che questa tipologia d’investimento
è da valutarsi, ad ogni modo, in un arco temporale
di almeno 3-5 anni, e si rammenta che di solito a fronte
di una maggiore performance si rileva spesso una maggiore
volatilità, come nel caso dei due indici qui presi
a confronto. La deviazione standard annua, su base giornaliera*,
del MarketGrader 40 Index è infatti del 27,9%,
quella del S&P 500 del 21,8%.
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