Axa Investment Managers e Bnp Paribas hanno avviato alle contrattazioni
5 nuovi fondi armonizzati sulla Borsa di Parigi, la scorsa settimana.
L’EasyEtf EuroMts Eonia (Isin: Fr0010616268), il primo fondo di
liquidità per la joint venture francese, è correlato all’EuroMts
Eonia Investable Index, il medesimo benchmark utilizzato da Lyxor International
Am per il Lyxor Etf Euro Cash (Isin: Fr0010510800). Questo indice riflette
il rendimento totale di un deposito remunerato al tasso Eonia (Euro
OverNight Index Average, il tasso di riferimento del mercato interbancario
per i finanziamenti overnight non garantiti calcolato dalla European
Banking Federation), rinnovato giornalmente. Ha un costo annuo dello
0,20% - 5 punti base in più rispetto all’Etf di Lyxor –
e capitalizza i proventi nel fondo. Con i tassi attuali attorno al 4,25%,
questo Etf offre un rendimento del 3,50% netto, grazie ad una favorevole
imposta del 12,5%, ben inferiore al 27% che grava sui Conti Correnti
e sui Depositi.
Per un investitore italiano, però, sia per il più elevato
costo annuo dello strumento sia per le maggiori commissioni di negoziazione
dello Euronext, è preferibile investire nell’Etf di Lyxor
o nei due Etf proposti da Deutsche Bank su Borsa Italiana, anch’essi
offerti con un Ter annuale dello 0,15%: il db x-trackers II Eonia Tri
Etf (Classe 1C) ed il db x-trackers II Eonia Tri Etf (Classe 1D), che
a differenza del primo distribuisce un dividendo una volta l’anno.
L’EasyEtf S&P 100 € (Isin: Fr0010616300) e l’EasyEtf
S&P 100 $ (Isin: Fr0010618843) sono denominati, rispettivamente,
in euro e dollari statunitensi, hanno un costo annuo dello 0,35% e prevedono
la capitalizzazione dei dividendi. Sono i primi Etf europei ad essere
indicizzati al S&P 100 Index (Oex), che è costituito dalle
100 maggiori azioni Usa, tra quelle che compongono il più noto
S&P 500. Questi titoli devono avere almeno $5 miliardi di capitalizzazione
ed il 50% di libero flottante, e aver quotate in Borsa anche delle opzioni
sulle società stesse, pena la rimozione dall’indice. L’S&P
100 rappresenta il 58% circa della capitalizzazione del S&P 500
ed il 45% dell’intero mercato statunitense. È molto ben
diversificato, in termini settoriali, dove emergono su tutti i titoli
tecnologici (18%), i finanziari (17%), gli energetici (15%), i beni
di consumo non-ciclici (13%) e gli industriali (12%). Il ribilanciamento
ha luogo solo quando viene meno una delle condizioni sopra riportate
o a seguito di operazioni di fusione o acquisizione. Il fatto che siano
disponibili numerose e diverse opzioni (di tipo americano, europeo,
mini...) su quest’indice nel Chicago Board Options Exchange (Cboe)
dà modo all’investitore di attuare strategie di copertura
ed ai market maker l’opportunità di semplici ed efficienti
arbitraggi.
L’EasyEtf Russell 1000 € (Isin: Fr0010616292) e l’EasyEtf
Russell 1000 $ (Isin: Fr0010618835) sono quotati, rispettivamente, in
euro e dollari statunitensi, hanno un costo annuo dello 0,40% e reinvestono
periodicamente i dividendi. Sono i primi Etf europei correlati all’indice
Russell 1000 (Riy), che misura le performance di un migliaio di azioni
Usa a larga capitalizzazione e rappresenta il 92% circa dell’intero
mercato statunitense. La ponderazione dei titoli avviene secondo la
capitalizzazione di Borsa corretta per l’effettivo flottante ed
è rivista una volta l’anno, al 31 di maggio. Ottima la
diversificazione settoriale offerta dall’indice, che vede tra
i primi 5 comparti i titoli energetici (13%), le materie di base (12%),
le utilities (11%), i servizi di telecomunicazioni (11%) ed i beni di
consumo non-ciclici (10%). Sull’indice Russell 1000 sono disponibili
sia opzioni, quotate nel Cboe e nell’International Securities
Exchange, sia contratti future, negoziati nell’Intercontinental
Exchange, e ad ampliare le possibili strategie concorrono entrambe le
tipologie di derivati sulle versioni “growth” e “value”
del Russell 1000.
In termini di volatilità e rendimenti, il Russell 1000 ha fatto
registrare risultati molto simili allo S&P 500, sia nel breve sia
nel medio-lungo termine, ed una performance sistematicamente superiore
a quella del S&P 100 (soprattutto a 5 anni, 29% vs. 14%), che dalla
sua ha una deviazione standard annuale solo di poco inferiore (12,4%
vs. 12%). [di Marco Ciatto, da e per Borsa & Finanza]
|
|
| ° EIAMS_2008:
REIT, ETF e SRI si fanno strada nei portafogli dei gestori
europei. |
| Dall’edizione
2008 dell'European Institutional Asset Management Survey
(EIAMS) è emerso, come trend ben definito, il
maggiore peso dell'allocazione degli investimenti nel
settore immobiliare, confermandosi principale settore
d'investimento in molti mercati europei. Secondo l’EIAMS,
che segue lo sviluppo degli investimenti alternativi
a partire dal 2002, il settore immobiliare sta emergendo
come la più importante forma alternativa d'investimento
nel periodo di tempo considerato. Gli Exchange-Traded
Fund (ETF) e gli investimenti Socially Responsible Investing
(SRI) stanno emergendo come potenziali nuove "storie
di crescita": mediamente, entrambe questi settori
d'investimento stanno incontrando un favore crescente
da parte delle istituzioni europee che quest'anno hanno
partecipato al sondaggio. La maggior parte degli investitori
istituzionali europei che hanno partecipato al sondaggio
hanno in programma di aumentare l’allocazione
del loro portafoglio verso l’ azionario e nell’immobiliare,
nonché in altri investimenti alternativi.
Al sondaggio di quest'anno, che per la prima volta Invesco
ha condotto in cooperazione con Investment & Pensions
Europe (IPE), hanno preso parte 115 organizzazioni,
in rappresentanza di un patrimonio totale gestito di
quasi 550 miliardi di dollari Usa. Nel sondaggio, condotto
sotto la direzione di IPE, il campione di intervistati
è stato ampliato, includendovi organizzazioni
del Regno Unito e dell'Irlanda, dell'Europa Centrale
e dell'Est e dei Paesi Nordici. La proporzione dei fondi
pensione è risultata maggiore rispetto a due
anni fa. Poiché l'EIAMS punta a monitorare soprattutto
i trend emergenti tra gli investitori di dimensioni
medio-piccole, queste organizzazioni hanno anche rappresentato
la maggior parte del campione. “Questo sondaggio
non punta a rivelare il comportamento delle “megaistituzioni”,
cosa che molti altri sondaggi fanno già egregiamente,
ma a capire come ragionano le istituzioni piccole e
medie”, spiega Liam Kennedy, caporedattore di
IPE.
Mediamente, nel complesso dei Paesi scrutinati, gli
investitori hanno allocato il 32 per cento dei loro
assets in azioni, il 51 per cento nei titoli a reddito
fisso e circa il 5 per cento in ciascuno dei seguenti
tre settori: immobiliare, cash e investimenti alternativi.
I cambiamenti per il prossimo anno evidenziano i seguenti
trend: continuazione della crescita sostenuta in tutti
i settori di investimento alternativi, disinvestimento
negli Stati Uniti e investimento in Asia.
“Gli investimenti alternativi sono diventati sempre
di più un’importante componente dei portafogli
in quanto permettono di diversificare attraverso una
bassa correlazione con i mercati azionari e con un rendimento
potenziale allettante”, commenta Yves van Langenhove,
responsabile di Institutional Business Western Europe
di Invesco. Tra i settori d’investimento alternativi,
risulta che le istituzioni scrutinate investono maggiormente
nel settore immobiliare; addirittura, in alcuni Paesi,
tale settore è già la classe d'investimento
principale. I fondi pensione svizzeri, ad esempio, investono
il 22% del loro patrimonio totale nell'immobiliare,
seguiti dai fondi britannici e irlandesi, che investono
il 9% in beni immobili, mentre i fondi pensione tedeschi,
italiani e del Benelux allocano più del 7% in
questa classe d'investimento. A livello europeo, i fondi
pensione di dimensioni grandi e medie investono mediamente
il 10% nell'immobiliare.
Un ulteriore settore di successo è quello degli
ETF, il cui peso è aumentato in modo significativo
nei portafogli delle istituzioni europee e che sono
stati utilizzati dalla metà circa degli investitori
di maggiori dimensioni e da un quarto dei fondi di dimensioni
piccole e medie scrutinati dall'EIAMS. “Si può
probabilmente affermare che gli ETF siano ormai decollati”,
osserva Yves van Langenhove. Le strategie d’indicizzazione
basata sui fondamentali, un tema contemplato per la
prima volta nel sondaggio di quest'anno, sono state
utilizzate da appena un quarto degli intervistati, mentre
il 10 per cento circa stanno valutando la possibilità
di utilizzarle in futuro.
Gli investimenti SRI sono un altro tema interessante
che si sta delineando nel panorama europeo dell'asset
management. Due quinti delle istituzioni scrutinate
nel sondaggio di quest'anno portano avanti strategie
SRI e di corporate governance. “Questo dato rappresenta
un notevole aumento rispetto al 2006, quando solo un
quinto degli intervistati ha dichiarato di avere una
posizione in 'SRI”, spiega van Langenhove. “Anche
se ciò può essere in parte dovuto alla
maggiore presenza dei fondi pensione nel campione di
questo sondaggio, il dato rispecchia anche la maggiore
consapevolezza delle responsabilità delle aziende,
dovuta a un ruolo più attivo degli azionisti,
da parte degli investitori istituzionali.” [fonte:
INVESCO Ltd.]
|
|
|