| In questi giorni si è discusso molto a Bruxelles
e Copenaghen di energia pulita e riduzione delle emissioni di carbonio,
e sono state annunciate delle iniziative molto importanti.
La commissione Ue ha assegnato 1 miliardo di euro a sei progetti per
la costruzione d’impianti atti a trattenere e stoccare le polveri
di carbonio e 565 milioni di euro a nove progetti per la realizzazione
d’impianti eolici off-shore, che contribuiranno al rilancio dell’economia
e alla riduzione delle emissioni di Co2 in Europa. Al vertice internazionale
sui cambiamenti del clima, Pechino si è detta disposta a tagliare
entro i prossimi 10 ani del 40-45% le emissioni inquinanti, ma ha invitato
gli Stati Uniti e gli altri paesi più industrializzati a un aumento
della percentuale di riduzione di Co2.
Il presidente Obama ha dichiarato che quella dell’energia pulita
sarà una delle tre aree d’intervento della sua amministrazione
per rilanciare l’economia statunitense.
Le società che sono maggiormente impegnate nella produzione di
fonti d'energia rinnovabile e che contengono le emissioni di gas serra
potrebbero rappresentare dunque una buona opportunità d'investimento
nel 2010.
In Borsa Italiana sono quotati quattro diversi Etf che consentono di
ottenere un’esposizione globale ai diversi settore dell’energia
verde (eolica, geotermica, idrica, solare, biocarburanti, etc.) e un
Etf che investe nelle principali società Usa con basse emissioni
di carbonio.
Il PowerShares Global Clean Energy Fund (Isin: Ie00b23d9133) è
l’Etf maggiormente diversificato. Ha un costo totale annuo (Ter)
dello 0,75% e distribuisce un dividendo semestrale. Replica l’andamento
del WilderHill New Energy Global Innovation Index (Nex), costituito
da 87 azioni di 23 differenti paesi, tra cui. Stati Uniti (32,2%), Germania
(11,4%), Spagna (8,2%), Hong Kong (6,5%) e Giappone (6,2%). I settori
più rappresentativi sono quelli dell’energia eolica (28,6%)
e solare (28%).
L’iShares S&P Global Clean Energy (Isin: Ie00b1xnhc34) ha
un Ter dello 0,65% e paga un dividendo ogni sei mesi. È correlato
al S&P Global Clean Energy Index (Spgtclen), composto da 30 delle
maggiori società quotate nelle Borse internazionali attive nei
seguenti macrosettori delle energie verdi: industria (59,5%), utilities
(29,8%) e tecnologia (10,8%). I paesi con la maggiore esposizione sono:
Stati Uniti (23,7%), Cina (21%), Germania (12,7%), Spagna (9,5%) e Brasile
(5,6%).
Il Lyxor Etf New Energy (Isin: Fr0010524777) ha un Ter dello 0,60% e
distribuisce un dividendo annuale. Mira a replicare le performance del
World Alternative Energy Cw Index (Waexpc), che include le 20 maggiori
e più liquide azioni, selezionate da Sam Group a livello globale,
operanti nel settore delle energie rinnovabili. I primi cinque paesi
rappresentati nell’indice sono: Spagna (23,6%), Stati Uniti (17,6%),
Cina (13,9%), Brasile (10,9%) e Danimarca (9,6%).
L’Etfx DaxGlobal Alternative Energy Fund (Isin: Ie00b3cnhc86)
ha un Ter dello 0,65% e capitalizza i dividendi. Segue l’andamento
del DaxGlobal Alternative Energy Index (Dxaep), un indice sviluppato
da Deutsche Boerse per rappresentare con tre soli titoli ciascuno i
cinque settori principali dell’energia verde: eolico (19,8%),
solare (20,1%), gas naturale (17,8%), idrico/geotermico (20,2%), biocarburanti
(22,2%). In termini geografici, i principali paesi sono: Stati Uniti
(38,5%), Regno Unito (15%), Danimarca (11,8%), Portogallo (10,5%) e
Giappone (5,7%).
Il db x-trackers S&P U.S. Carbon Efficient Etf (Isin: Lu0411076002),
infine, ha un Ter dello 0,50% e prevede il reinvestimento dei dividendi.
Il benchmark cui è correlato, lo S&P U.S. Carbon Efficient
Index (Spgrcuun), è composto da circa 375 azioni tra tutte quelle
incluse nell’S&P 500, selezionate da Trucost Plc per i più
bassi livelli di emissione di Co2 e ponderate così che ogni settore
all’interno dell’indice mantenga almeno il 50% del suo peso
originale. Informatica (20,7%), Finanza (15,3%), Salute (12,6%), Beni
di prima necessità (10,7%) ed Energia (9,8%) sono i principali
settori economici. [di Marco Ciatto, per Borsa & Finanza] |
il Consiglio di Amministrazione di PowerShares Global
Funds Ireland plc ha convocato un’Assemblea per gli azionisti dei
singoli fondi Dynamic, che si terrà il 4 gennaio 2010. All’ordine
del giorno, la sostituzione degli indici di riferimento dei suddetti ETF,
ad esclusione del PowerShares Dynamic US Market Fund, dovuta alla risoluzione
del contratto di fornitura degli stessi a PowerShares Global Funds Ireland
plc da parte di Quantitative Services Group LLC, e l'aumento delle commissioni
totali per alcuni fondi, mentre per gli altri ETF si prospetta la riduzione
del Ter.
La proposta di sostituzione dei benchmark, così come illustrata
nella tabella sottostante, nella remota ipotesi che non fosse approvata
dalla maggioranza votante porterebbe inevitabilmente alla liquidazione
del comparto interessato, ovvero a un costo massimo di turnover a capo
di ciascun fondo inferiore allo 0,8%.
ETF: attuale denominazione |
Valuta di base |
Ter vigente |
ETF: prossima denominazione |
Valuta di base |
Ter proposta |
PowerShares Dynamic Global Developed Markets Fund |
USD |
0.75% |
PowerShares FTSE RAFI Asia Pacific Ex-Japan Fund |
USD |
0.80% |
PowerShares Dynamic Europe Fund |
EUR |
0.75% |
PowerShares FTSE RAFI Emerging Markets Fund |
USD |
0.85% |
PowerShares Dynamic Italy 30 Fund |
EUR |
0.75% |
PowerShares FTSE RAFI Switzerland Fund |
CHF |
0.55% |
PowerShares Dynamic US Market Fund |
USD |
0.75% |
PowerShares Dynamic US Market Fund |
USD |
0.75% |
Parimenti, l’eventuale non accettazione in Assemblea del lieve aumento
delle commissioni totali annue massime (Ter) per due dei tre ETF quotati
in Borsa Italiana (come da precedente tabella), porterebbe alla liquidazione
del singolo fondo interessato.
Se, come caldamente auspicato da PowerShares Global Funds Ireland plc, tutte
le modifiche saranno accettate dagli azionisti dei comparti, queste saranno
rese effettive dalla società di gestione, PowerShares Capital Management
LLC, a partire dal 1 febbraio 2010.
Il processo di transizione inizierà il 29 gennaio 2010, tuttavia,
saranno sospese nuove adesioni dal 26 gennaio al 2 febbraio 2010, che riprenderanno
regolarmente il 3 febbraio 2010. |
NYSE Euronext, martedì scorso, ha avviato alle
contrattazioni un nuovo ETF nella piattaforma elettronica NYSE Arca: il
Global Shares FTSE Emerging Markets Fund (ticker: GSR).
L’ETF è gestito da Old Mutual Global Index Trackers (Pty)
Limited, sussidiaria di Old Mutual plc, il maggiore fornitore di servizi
finanziari dell’Africa meridionale.
Ha un costo totale annuo limitato allo 0,39% sino al 31 gennaio 2012 e
ridotto a zero sino al 31 gennaio 2010 o al raggiungimento di 1 miliardo
di dollari di patrimonio. I dividendi sono distribuiti con cadenza trimestrale.
Il fondo mira a replicare le performance del FTSE Emerging Markets Index
(AG01), un indice esteso a capitalizzazione di mercato corretta per il
flottante costituito attualmente da 743 azioni di società, tra
large, mid e small cap, quotate in 21 diversi mercati emergenti. Le maggiori
esposizioni sono verso i seguenti paesi: Brasile (20,4%), Cina (18,4%),
Taiwan (12,1%), India (11,6%), Sud Africa (9,2%), Russia (7%), Messico
(5,7%) e Malesia (3,9%).
I settori economici all’interno dell’indice presentano le
seguenti ponderazioni: 26,7% Finanziari, 16,8% Petrolio e Gas, 14,9% Materie
di base, 10% Telecomunicazioni, 9,5% Industriali, 6,9% Tecnologici, 6,5%
Beni per il consumatore, 3,9% Utilities, 3,9% Servizi per il consumatore,
0,9% Sanità.
Si rammenta che tutti gli ETF quotati negli Stati Uniti non sono armonizzati,
e pertanto possono risultare fiscalmente penalizzanti. Ai Redditi di Capitale,
infatti, è applicata la propria aliquota progressiva IRPEF, che
può arrivare sino al 43%, e tali redditi dovranno obbligatoriamente
essere riportati nel modello UNICO. L'intermediario, in questo caso, applicherà
una ritenuta fiscale del 12,5% sul capital gain a solo titolo d'acconto.
I Redditi Diversi, invece, saranno tassati dall'intermediario, come nel
caso degli ETF armonizzati, con una ritenuta a titolo d'imposta del 12,5%.
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