Classici, fondamentali, o di seconda generazione? Sono tre tipologie
di Etf, che spaziano dai tradizionali indici a capitalizzazione di mercato,
i benchmark tutt’ora più diffusi, a quelli basati su di
un ristretto numero d’indicatori fondamentali societari oppure
che analizzano un ampio numero di fattori qualitativi con l’aggiunta
di un approccio di tipo quantitativo.
Gli Stati Uniti, il mercato più importante, sono la nazione coperta
dal maggior numero di Etf listati in Borsa Italiana. Sono ben 16, infatti,
i fondi-indice che investono esclusivamente in azioni Usa, senza contare
un Etf costituito da un centinaio di società immobiliari e società
d’investimento immobiliari (Reits) statunitensi: l’iShares
Ftse Epra/Nareit Us Property Yield Fund (Isin: IE00B1FZSF77, Ter: 0,40%).
Alla prima tipologia di fondi, quelli classici, appartengono quegli
Etf che solitamente rappresentano il “cuore” di un portafoglio
globale, che investono in un paniere più o meno vasto di blue
chip, replicando l’andamento del Dj Industrial Average, del Nasdaq
100, del S&P 500 o del Msci Usa, due indici massimamente correlati
tra loro, quest’ultimi.
Sono il Lyxor Etf Dow Jones (Isin: FR0007056841), il PowerShares Eqqq
Fund (Isin: FR0007056841), il Lyxor Etf Nasdaq-100 (Isin: FR0007063177),
l’iShares S&P 500 (Isin: IE0031442068), il Lyxor Etf Msci
Usa (Isin: FR0010296061), il db x-trackers Msci Usa Trn Index
Etf (Isin: LU0274210672). Hanno costi annui compresi tra lo
0,20% dell’Eqqq e lo 0,50% dell’Etf sul Dj e distribuiscono
periodicamente un dividendo, eccetto il fondo di Deutsche
Bank che capitalizza i proventi.
Nella famiglia degli Etf fondamentali, si distinguono l’iShares
Dow Jones Us Select Dividend [De] (Isin: DE000A0D8Q49) ed i due Lyxor
Etf Ftse Rafi Us 1000 (Isin: FR0010400804) e PowerShares Ftse Rafi Us
1000 Fund (Isin: IE00B23D8S39).
Il primo è correlato ad un indice costituito dai 100 titoli del
Dow Jones Us Total Market Index caratterizzati dai migliori rapporti
dividendo/prezzo (il dividend yield), ponderati sul valore assoluto
del proprio dividendo annuale dichiarato.
I due Etf di Lyxor e Invesco, che hanno entrambe un costo annuo dello
0,75% ed una distribuzione periodica dei dividendi (annuale il primo
e trimestrale il secondo), adottano invece, quale benchmark, il Ftse
Rafi Us 1000 Index. Questo indice, calcolato da Ftse, è costituito
da un migliaio di azioni statunitensi ad ampia e media capitalizzazione,
selezionate da Research Affiliates sulla base di 4 fattori fondamentali:
la media dei ricavi, dei flussi di cassa e dei dividendi distribuiti
negli ultimi cinque anni, ed il valore contabile della società
al momento del bilancio.
Al terzo gruppo, ultimo per uscita sul mercato, appartengono il PowerShares
Dynamic Us Market Fund (Isin: IE00B23D9240) di Invesco e 6 fondi di
London & Capital: lo Spa Etf Plc MarketGrader 40 (Isin: IE00B1X4RN73),
lo Spa Etf Plc MarketGrader 100 (Isin: IE00B1X6MY99), lo Spa Etf Plc
MarketGrader 200 (Isin: IE00B1X6PB77), lo Spa Etf Plc MarketGrader Large
Cap (Isin: IE00B1X6PT51), lo Spa Etf Plc MarketGrader Mid Cap (Isin:
IE00B1X6PV73) e lo Spa Etf Plc MarketGrader Small Cap (Isin: IE00B1X6R117).
Il primo, dal costo annuo dello 0,75%, è legato all’andamento
del Dynamic Market Intellidex, un indice composto da un centinaio di
titoli (70% large cap e 30% mid/small cap) con il maggior potenziale
di crescita, selezionati tra le 2000 maggiori azioni quotate negli Stati
Uniti attraverso una metodologia proprietaria di Amex, che utilizza
25 diversi criteri d’analisi: fattori di rischio, di momentum,
quantitativi e fondamentali.
Gli Spa Etf, che hanno un costo annuo dello 0,85%, si distinguono l’un
l’altro per il numero dei componenti e per la differente misura
di capitalizzazione dei titoli sottostanti. La metodologia che sta alla
base dei benchmark è quella di MarketGrader.com e si fonda sull’analisi
di 24 parametri fondamentali, suddivisi in 4 categorie: crescita, valore,
utili e flussi di cassa. I dati sono poi elaborati da algoritmi proprietari
che generano un punteggio finale per ciascuna delle circa 5.800 società
quotate nelle Borse Usa.
Tra gli indici di blue chip, il MarketGrader 100 è quello che
si mantiene costantemente e nettamente al top negli ultimi due anni,
mentre la maglia nera spetta al Dj Us Select Dividend, che in passato
era invece riuscito spesso a sovraperformare l’S&P 500.
L’idea è che comunque Etf tradizionali e di seconda generazione
(così come blue chip e small/mid cap) possano trovare entrambi
una collocazione in portafoglio, ma è sempre utile valutare gli
andamenti nei differenti cicli economici e su diversi orizzonti temporali,
per trovare le migliori ponderazioni. [di Marco Ciatto, da e per Borsa
& Finanza]
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| ° ETC_Europa:
boom di scambi e volumi su Londra, in evidenza lo short
sul petrolio. |
ETF Securities,
pioniere e leader mondiale nello sviluppo delle Exchange
Traded Commodities (ETC), ha registrato nelle ultime sei
settimane il record di volumi scambiati nella sua piattaforma
di commodity. Un report rilasciato dal London Stock Exchange
rivela come l’ETFS Short Crude Oil (SOIL) sia divenuto
il prodotto più liquido del segmento ETF/ETC della
borsa londinese, contribuendo al 22% dei volumi totali
scambiati in luglio, per un controvalore di 1,7 miliardi
di dollari. Nello stesso tempo, le physical ETC sull’oro
hanno totalizzato scambi pari a 2,3 miliardi di dollari,
rappresentando il 29% dei volumi totali scambiati nello
stesso segmento.
Al London Stock Exchange, l’ETFS Short Crude Oil
è al primo posto nella lista dei prodotti più
scambiati nel segmento dedicato a ETF ed ETC. Venerdì
8 agosto 2008 questa short ETC sul petrolio ha registrato
scambi pari a 300 milioni di dollari, battendo i record
giornalieri precedenti raggiunti dalle altre ETC. Dal
22 febbraio 2008, giorno della prima quotazione, le contrattazioni
dell’ETFS Short Crude Oil sono progressivamente
aumentate: dai 45 milioni di dollari di scambi settimanali
registrati in maggio i volumi sono, infatti, aumentati
fino a raggiungere gli attuali 650 milioni di dollari.
Recentemente, i volumi scambiati sono stati del 150% superiori
rispetto a quelli dell'ETF solitamente più trattato,
quello correlato all'indice FTSE100.
Complessivamente, le ETC hanno contribuito ai due terzi
di tutti i volumi scambiati nel segmento ETF/ETC del London
Stock Exchange. Gli scambi in ETC hanno raggiunto 1,2
miliardi di dollari su 1,8 miliardi di dollari di volumi
totali contrattati nel segmento. Durante i primi sei mesi
del 2008, i volumi delle ETC scambiate hanno registrato
valori superiori a 11 miliardi di dollari , più
del 1000% rispetto ai risultati raggiunti nello stesso
periodo dell'anno precedente.
Nik Bienkowsk, Chief Operating Officer di ETF Securities,
ha così commentato: "Noi non siano sorpresi
del fatto che le commodity, e nello specifico le ETC legate
all'oro e petrolio, continuano a battere record per volumi
scambiati e per afflussi (di patrimonio, ndr.). Il fatto
che adesso una ETC scambi più dell'ETF sull'indice
FTSE100 dimostra che gli investitori hanno sentito il
bisogno di accedere ad asset class diverse rispetto ai
bond e alle azioni. L’ETFS Short Crude Oil è
uno strumento flessibile e facilmente accessibile. Precedentemente
alla sua quotazione era difficile per gli investitori
guadagnare con un'esposizione short sul petrolio".
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