| Sgravi fiscali, ma non solo, per le piccole imprese.
È una delle principali iniziative dell’amministrazione
Obama per sostenere e rilanciare la ripresa dell’economia a stelle
e strisce, che potrebbe dunque favorire la crescita di questo piccolo,
in termini di capitalizzazione, ma numeroso segmento azionario.
Nella nostra ultima newsletter, erano stati segnalati diversi Etf che
consentono di ottenere un’esposizione ai settori dell’energia
pulita, un altro tema molto caro al presidente degli Stati Uniti, e
gli investitori saranno contenti di sapere che in Borsa Italiana sono
già quotati alcuni fondi indicizzati non solo alle azioni small
cap statunitensi ma anche a quelle europee, poiché incentivi
alle Pmi sono stati promossi anche da molti capi di Stato del Vecchio
Continente.
Per investire nel segmento delle aziende Usa a bassa capitalizzazione,
Credit Suisse ha lanciato lo scorso ottobre nel mercato Etfplus l’Xmtch
(Ie) on Msci Usa Small Cap, un fondo a reinvestimento dei dividendi,
dal Ter annuo dello 0,43%. Mira a replicare le performance dell’indice
Msci Usa Small Cap, calcolato in dollari e nella versione Net Return,
ovvero coi dividendi netti capitalizzati. La replica è fisica
e ottimizzata; degli oltre 1.800 titoli del benchmark, infatti, il team
di gestione di Credit Suisse ne impiega poco più della metà,
990 per l’esattezza, quelli più liquidi, che consentono
di ottenere la massima correlazione all’indice di riferimento
e di contenere i costi del fondo. I settori economici più rappresentativi
sono finanza (20%), informatica (18,1%), beni voluttuari
(14,6%), industria (14,1%) e sanità (12,1%).
Deutsche Bank ed Etf Securities hanno scelto invece il Russell 2000
quale benchmark per i loro due Etf sulle piccole imprese Usa: il db
x-trackers Russell 2000 Etf e l’Etfx Russell 2000 Us Small Cap
Fund. Entrambi utilizzano una tecnica di replica tramite swap, hanno
un Ter annuo dello 0,45% e reinvestono i dividendi. L’indice di
riferimento è di tipo Net Total Return e costituito da circa
2.000 azioni statunitensi. Tra i settori economici, spiccano: finanziari
(20,2%), tecnologici (18,3%), industriali (16,1%), beni discrezionali
(14,1%) e sanità (13,9%).
Volendo allargare l'orizzonte all’intera Europa, la proposta di
Deutsche Bank è il db x-trackers Msci Europe Small Cap Trn Index
Etf. Il fondo capitalizza i dividendi, ha un Ter annuo dello 0,40% e
ha una struttura di tipo swap based. L’omonimo benchmark, di tipo
Total Return, è costituito da oltre un migliaio di azioni, e
sono ben 25 i Paesi rappresentati nell’indice, tra cui: Regno
Unito (32,2%), Germania (10,1%), Francia (7,4%), Svezia (7,3%), Svizzera
(6,8%) e Italia (5,3%). I principali settori sono industria (26,9%),
finanza (19,2%), beni voluttuari (16,8%), informatica (8,6%), materiali
di base (8%), energia (6,3%) e sanità (6%).
iShares, invece, propone un Etf con un Ter annuo di appena lo 0,21%,
che prevede la distribuzione di un dividendo ogni trimestre, correlato
all’indice Dow Jones Stoxx Small 200. La replica è fisica
e completa di tutti e 200 i titoli componenti il benchmark. In termini
geografici, la maggiore esposizione si ha sui seguenti paesi: Regno
Unito (30,1%), Francia (12%), Germania (11,7%) e Svezia (6,6%). I principali
sotto-settori economici sono: beni e servizi industriali (21,9%), servizi
finanziari (13,6%), costruzioni e materiali (6,9%), petrolio e gas (6,7%),
sanità (6,1%).
Restringendo l'operatività al Regno Unito oppure alla sola Eurozona,
Credit Suisse propone due fondi a capitalizzazione dei dividendi, rispettivamente,
l’Xmtch (Ie) on Msci Uk Small Cap e l’Xmtch (Ie) on Msci
Emu Small Cap. Un Etf, quest’ultimo, che utilizza il medesimo
benchmark adottato già prima dal Lyxor Etf Msci Emu Small Cap,
che distribuisce annualmente un dividendo e che ha un Ter annuo di appena
lo 0,40%, a fronte dello 0,58% del corrispettivo Xmtch Etf. La tecnica
di replica di Lyxor Am è tramite swap (quella di Cs è
fisica), e la controparte dei contratti è SocGen.
Nell’indice Msci Emu Small Cap, i principali
Paesi sono Germania (21,4%), Francia (18,2%), Italia (11,8%), Olanda
(9,9%) e Spagna (7,6%). I maggiori settori economici sono industria
(29,4%), finanza (19,2%), beni ciclici (13,4%), tecnologia (9,3%), materiali
di base (9,3%) e sanità (8,3%).
iShares, infine, ha in offerta per l'area Euro un Etf a distribuzione
trimestrale dei dividendi, dal Ter annuo dello 0,40%, che è correlato
all’indice Dj Euro Stoxx Smallcap. La tecnica di replica adottata
dal fondo è fisica e completa di tutti e 96 i titoli componenti
il benchmark. L’esposizione geografica e settoriale è molto
prossima a quella del Msci Emu Small Cap Index.
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Tre nuovi Etf armonizzati obbligazionari sono stati
quotati da iShares (gruppo BlackRock), martedì 15 dicembre, nella
Borsa di Francoforte: l’iShares Barclays Euro Corporate Bond 1-5
(Isin: De000a0yeez9), l’iShares Barclays Euro Corporate Bond ex-Financials
1-5 (Isin: De000a0yeey2) e l’iShares Barclays Euro Corporate Bond
ex-Financials (Isin: De000a0yeex4).
I fondi hanno debuttato per la prima volta in assoluto nella Borsa di
Londra il 29 settembre scorso, dove sono però negoziati unicamente
in sterline. In attesa che iShares effettui il cross-listing anche su
Borsa Italiana (solitamente i tempi di attesa sono di 1-2 mesi), questo
nuovo lancio offre all’investitore la possibilità d’investire
per la prima volta nel segmento delle euro-obbligazioni societarie a
breve scadenza e/o con l’esclusione del comparto finanziario.
I costi totali annui ammontano per tutti gli Etf allo 0,20% e i dividendi
sono distribuiti con cadenza semestrale. Susquehanna International Securities
è il market maker che garantisce la liquidità ai tre fondi
e il rispetto degli obblighi di quotazione sullo Xetra in termini di
spread (differenziali denaro/lettera) massimi.
I sottostanti dei tre rispettivi benchmark sono titoli di debito a tasso
fisso denominati in euro, di livello di credito almeno pari all’investment
grade (Bbb-/Baa3, secondo le classificazioni di Standard & Poor’s/Moody’s).
Sono emessi da società appartenenti a diversi settori industriali,
con domicilio in diversi paesi del mondo e per un ammontare minimo di
300 milioni di euro.
Il Barclays Euro Corporate Bond 1-5 Index (Lec4treu) è un indice
Total Return (valorizzato coi dividendi lordi reinvestiti) costituito
da 213 obbligazioni societarie con durata residua compresa tra 1 e 4,99
anni, emesse da aziende appartenenti ai settori industriali, finanziario
e delle utilities. Il comparto attualmente più rappresentato
in assoluto è quello delle Banche, con un peso di ben il 45%,
seguito dalle Telecomunicazioni (9,4%), i Beni non ciclici (8,4%) e
ciclici (7,3%) per il consumatore, e quindi le Utilities (6,2%). In
termini geografici, l’Olanda è il paese cui si è
maggiormente esposti, con una quota prossima al 20%, cui seguono: Francia
(14,5%), Regno Unito (10,7%), Stati Uniti (10,1%), Italia (8%) e Germania
(6,9%). Il coupon medio effettivo lordo dell’indice è del
3,24%, la duration è di 2,76 anni.
Il Barclays Euro Corporate Bond ex-Financials Index (Lecxtreu) è
praticamente un sottoindice del precedente, depurato delle emissioni
bancarie. Sono 183 i titoli costituenti, appartenenti soprattutto ai
settori delle Telecomunicazioni (18,3%), dei Beni non ciclici (16,7%)
e ciclici (16,2%) per il consumatore, delle Utilities (13,5%), delle
Industrie di base (10,4%) e dei Beni strumentali (8,4%). I paesi cui
l’investitore è maggiormente esposto sono: Olanda (32,9%),
Francia (19,9%), Regno Unito (10,4%), Stati Uniti (10%) e Germania (5,5%).
Il coupon medio effettivo lordo dell’indice, orfano dei più
generosi titoli bancari, è sceso al 2,77%, mentre la duration
è di 2,83 anni.
Il Barclays Euro Corporate Bond ex-Financials Index (Lecftreu), infine,è
un indice Total Return che come il precedente non contempla alcuna emissione
delle banche, ma che non pone alcun limite alla durata residua massima
delle obbligazioni. I titoli salgono così a quota 201 e se sostanzialmente
non vi sono apprezzabili differenze in termini di distribuzione settoriale
e geografica, rispetto al 1-5 anni, si rileva una cedola lorda superiore
di circa 50 punti base (3,26%), e una duration di 4,31 anni, che comporta
dunque una maggiore volatilità e sensibilità dell’indice
alle variazioni dei tassi. [di Marco Ciatto, per Borsa & Finanza]
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