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_Newsletter XLI, dalla
redazione di ETFplus.it |
Edizione
del 10 Novembre 2008 |
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| ° ETF_Europa:
4 nuovi ETF long e short a Francoforte, sui CDS finanziari europei. |
Deutsche Bank è stato il primo emittente in Europa a lanciare
degli Etf correlati ad indici sui derivati creditizi, ed è attualmente
quello che offre il maggior numero di fondi di tal tipo, 3 long e 3
short, sugli indici iTraxx più noti e liquidi di soggetti europei.
L’offerta si è ampliata il 30 ottobre scorso con il lancio
nella Deutsche Boerse di altri 4 Etf armonizzati a capitalizzazione
dei dividendi, correlati ad indici europei di derivati del credito:
il db x-trackers II iTraxx Europe Senior Financials 5-year TOTAL RETURN
INDEX ETF (ISIN: LU0378819295) ed il db x-trackers II iTraxx Europe
Senior Financials 5-year Short TOTAL RETURN INDEX ETF (ISIN: LU0378819709),
dal costo totale (Ter) annuo dello 0,18%, e il db x-trackers II iTraxx
Europe Subordinated Financials 5-year TOTAL RETURN INDEX ETF (ISIN:
LU0378819378) e il db x-trackers II iTraxx Europe Subordinated Financials
5-year Short TOTAL RETURN INDEX ETF (ISIN: LU0378819881), che hanno
un Ter annuo dello 0,21%.
I benchmark di riferimento dei 4 Etf sono sottoindici dell’iTraxx
Europe Index, nella versione Total Return Long e Short, che è
composto dai più liquidi 125 Credit Default Swap (Cds) di soggetti
(enti di riferimento) europei con rating minimo pari all’investment
grade (Bbb- per S&P’s, Baa3 per Moody’s). Sono sviluppati
e mantenuti dalla International Index Company (Icc), società
del gruppo Markit, che ne cura il calcolo e la diffusione.
Il paniere degli enti di riferimento è comune a tutti e 4 i benchmark
ed è composto da 25 banche ed entità finanziarie europee.
Cosa differenzia le due coppie di indici (Senior e Subordinated) è
la “qualità” del debito coperto dai contratti. I
“Senior debt” godono della priorità del rimborso,
nell’eventualità di un default, rispetto ai titoli di debito
Subordinato. I “Subordinated debt” hanno dunque una maggiore
rischiosità e quindi un credit spread (differenziale sui titoli
di Stato) più elevato rispetto ai primi, il che comporta una
copertura più dispendiosa.
Gli indici iTraxx Tr (Long) misurano il rendimento di un venditore della
protezione dal rischio di credito connesso all'investimento in strumenti
di debito emessi da un paniere di enti di riferimento. L’investitore
vende protezione, riceve una cedola trimestrale dall'acquirente della
protezione del credito ed ottiene un interesse giornaliero sul nozionale
rimanente pari al tasso Eonia. Si ha un apprezzamento dell’indice
quando le condizioni relative al merito di credito degli enti di riferimento
sono positive.
Gli indici iTraxx Short misurano, invece, il rendimento di un acquirente
della protezione dal rischio di credito connesso all'investimento in
strumenti di debito emessi da un paniere di enti di riferimento. L’investitore,
in questo caso, acquista protezione, paga una cedola trimestrale al
venditore della protezione del credito ed ottiene un interesse giornaliero
sul nozionale rimanente pari al tasso Eonia. Il valore degli indici
iTraxx Short aumenta in presenza di un peggioramento del livello di
credito degli enti di riferimento.
Il sottostante dei benchmark è sempre costituito dai contratti
Cds di più recente emissione con scadenza di 5 anni al momento
della data d’inizio della transazione. Ogni qual volta Icc realizza
una nuova serie iTraxx (quella attuale è la 10), e ciò
avviene stabilmente in marzo e settembre, ovvero nell’eventualità
di un default di uno degli enti di riferimento, il sottostante è
rimpiazzato dalla nuova emissione. [di Marco Ciatto, per Borsa &
Finanza]
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Comunicato del nostro Sponsor:
Invesco PowerShares |
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Speciale post elezioni USA:
il potenziale rebound sui mercati. |
Contributo di
Frédéric Buzaré, Global Head of Equities
di Dexia Asset Management.
Il Dow Jones Industrial
è sotto del 30%, il credit crunch impazza e la
recessione è sempre più vicina. Eppure Wall
Street è ottimista. E si attende un rally. Forse
anche perché, da sempre, il mese elettorale, indipendentemente
dal vincitore è un mese fortemente positivo per
i listini. Cosa ne pensa?
Il mercato odia l’incertezza e il fatto che adesso
si conosca il nome del nuovo Presidente e che rappresenti
un grande cambiamento non può che risollevare la
fiducia in un contesto sfiduciato. La questione chiave
è la magnitudo del pericolo che, partendo dalla
crisi finanziaria, ha poi flesso l’economia reale.
L’economia statunitense deve fronteggiare una forte
recessione e gli investitoti adesso si focalizzeranno
sulla capacità della nuova amministrazione di superarre
questa crisi senza precedenti. Si possono tracciare alcuni
parallelismi con l’elezione di Bill Clinton nel
1992 avvenuta nel bel mezzo di una recessione economica,
anche se attualmente la situazione è di gran lunga
più impegnativa. Dopo una situazione iniziale di
euforia la realtà tornerà a riaffacciarsi
perfino più turbolenta.
Come reagiranno al risultato elettorale dollaro,
petrolio, Borsa, bond (Treasury e corporate)? Ci potrebbe
essere un effetto "calmiere" anche sul dato
congiunturale?
Obama implementerà uno stimolo fiscale e crede
nelle virtù della spinta keynesiana. Da ciò
per la valuta statunitense e il mercato obbligazionario
l’incertezza chiave riguarda la magnitudo di tale
stimolo fiscale che potrebbe innalzare il target limite
del deficit pubblico. C’è un paradosso: solitamente
i democratici sono meno orientati al business ma l’ultima
volta, durante l’amministrazione Clinton negli anni
’90, si è manifestato un trend di mercato
rialzista. Obama è consigliato da un comitato composto
da esperti stimati e di spessore quali Paul Vocker, Lawrence
Summers and James Rubin. Alcuni settori beneficeranno
dello stimolo fiscale come nuove iniziative in ambito
di energie alternative ma, la nuova amministrazione è
propensa all’implementazione di un’ampia serie
di regolamenti restrittivi. La dominanza di un partito
non è mai positivo e il rischio è di vedere
i Democratici al timone nel mezzo di una reazione violenta
verso i leader economici e ad un numero crescente di appelli
al Governo per risolvere iniquità. L’ultima
volta che ci fu un così ampio attacco al pensiero
del “laissez faire” fu durante la Grande Depressione
seguita poi da un’era “governativa”
durata per decenni in cui economia statunitense fu sostenuta
dalla spesa per il welfare fino a che la rivoluzione reaganiana
trovò un’apertura. E’ possibile che
gli Americani dimentico i numerosi benefici degli ultimi
25 anni per focalizzarsi solo sugli errori degli ultimi
anni. L’innalzamento del prelievo fiscale potrebbe
anche essere favorevole ma si devono attentamente valutare
i ritorni associati ai programmi di spesa e ritorni negativi
associati all’innalzamento delle tasse.
Per riassumere, è il momento di comprare America?
In termini relativi, il mercato USA è più
attraente rispetto a quello europeo dato che la recessione
sarà più pesante in Europa e stante il fatto
che i policy maker sono più proattivi negli USA.
In termini assoluti ci siamo avvicinando ad un buon livello
per entrare con lo S&P500 a quota 800. Il processo
di deleveraging sta rendendo le valutazioni in significativi
e il mercato sta ad aspettare una situazione di maggiore
visibilità e ad un ritorno della fiducia. Il ciclo
non è in nessun modo normale. Non è un ciclo
di business bensì un ciclo del credito. Fino a
quando la fiducia non sarà restaurata sui mercati,
le società saranno poco incentivate e i consumatori
continueranno a contingentare i consumi. Ma nel caso di
numerose recessioni, la riduzione dei tassi di interesse,
una maggior disponibilità monetaria, stimoli fiscali
e una riduzione dei costi potrebbero essere catalizzatori
per la ripresa.
Quale sarà l’influenza reale di Obama
su Wall Steet?
Attualmente gli investitori si attendono dei dettagli
sul piano di rilancio promesso da Obama e le sue intenzioni
per risolvere la crisi immobiliare. Si deve infatti frenare
la caduta dei prezzi immobiliari, al centro della crisi.
Questa passa attraverso una rinegoziazione dei prestiti
più deboli e la statalizzazione di alcuni prestiti
ad un tasso di interesse più interessante, sulla
scia di quanto è stato fatto negli anni ’30.
Obama ha lanciato dei percorsi in questa direzione ma
la sua influenza sui mercati dovrà essere relativamente
marginale. Wall Street si attende più regole senza
però cadere in un eccesso che potrebbe creare ulteriori
problemi nei prossimi anni. In termini di mercati, si
devono selezionare le società che presentano dei
buoni bilanci e un basso livello di indebitamento e “price
maker”, vale a dire in una posizione tale da permettergli
di fissare in via indipendente i prezzi. In questo momento
privilegiamo i rendimenti reddituali piuttosto che finanziari.
I rendimenti da dividendo non sono mai stati così
alti e sono meno volatili. Ci sono delle opportunità
nel settore TLC e dei servizi pubblici. Consigliamo inoltre
società che operano nel business di consumo durevole,
le società del tabacco e dell’agroalimentare.
Il settore più vulnerabili a eventuali delusioni
è quello dei macchinari industriali. La redditività
dei finanziari resterà fortemente sotto pressione.
La Fed ha ancora spazio per tagliare i tassi o
sarà costretta a fermarsi dov'è?
La Fed può continuare a tagliare i tassi ma è
più probabile che utilizzerà dei mezzi non
convenzionali per contrastare la debt deflation, vale
a dire la situazione una situazione in cui le garanzie
utilizzate per assicurare una qualsiasi forma di debito
perdono di valore. Per esempio potrebbe prestare direttamente
al settore privato e monetizzare il debito pubblico se
la situazione dovesse peggiore ulteriormente. Il punto
più importante è quello di non utilizzare
unicamente a politica monetaria per stimolare la ripresa
economica. Gli stimoli fiscali rimangono un fattore critico
sia per i percorsi economici che per quelli finanziari.
E’ abbastanza chiaro che è indispensabile
una manovra monetaria ma che non sarà sufficiente
a risolvere la crisi economica globale.
Le elezioni avranno anche un effetto sul mercato
immobiliare?
L’arresto dei crollo dei prezzi immobiliare è
un elemento cruciale e niente è stato fatto finora
in questo senso. Il piano Paulson per esempio non annoverava
tale questione. Il governo USA deve adesso aiutare gli
acquirenti in sofferenza e scambiare mutui privati con
presiti federali, rinegoziarne la durata e i tassi variabili
associati con tali prestiti. |
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ETC_Europa: ETF Securities lancia la prima ETC sulle emissioni
di CO2, nella Borsa di Londra. |
Etf
Securities, il 30 ottobre scorso, ha quotato una nuova
Exchange-Traded Commodity (Etc) nella Borsa di Londra:
l’Etfs Carbon (Isin: Je00b3cg6315).
Ha una commissione totale annua dello 0,54% e può
essere negoziata sia in euro, con il ticker: Carb, sia
in sterline, con il ticker: Carp.
Le quote dell’Etfs Carbon sono emesse da Etfs
Oil Commodities Limited, la cui controparte a garanzia
dei contratti sottostanti è Shell o società
del gruppo Royal Dutch Shell, che vanta un rating da
poco elevato alla “Aa+” da Standard &
Poor’s.
L’Etc mira a replicare il rendimento totale (prezzo
spot del sottostante + rolling dei future + interessi
sul collaterale) di una posizione lunga sui contratti
future Ice Ecx Eua scambiati sull’Ice Future Market
di Londra, attualmente i contratti più liquidi
in relazione al piano di riduzione delle emissioni dei
gas a effetto serra nella Comunità Europea. Ogni
contratto future consiste nel diritto ad emettere 1
tonnellata di Co2.
Il mercato dei diritti d’emissione di Co2 è
in fortissima crescita: a fine ottobre i volumi erano
già in crescita di oltre il 170%, rispetto all’intero
2007. |
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