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| ° ETF_Italia: dividendi magri anche tra gli hi-yield, che più soffrono la crisi dei mercati. | ||
| Mercoledì 26 novembre, 21 Etf della Sicav iShares
I Plc quoteranno in Borsa Italiana al netto dei dividendi. Il pagamento dei proventi, però, come di consueto per gli Etf di iShares, avverrà tra 4 settimane, a partire dal prossimo 24 dicembre. Due di questi fondi, l’iShares Ftseurofirst 80 e l’iShares Ftseurofirst 100, staccano un dividendo con cadenza semestrale, mentre per tutti gli altri fondi la distribuzione ha luogo ogni tre mesi. Solo un Etf questo trimestre non pagherà alcun provento, poiché non ha accumulato sufficiente reddito liquido da consentire una distribuzione ai suoi azionisti: l’iShares Msci Eastern Europe 10/40 (Isin: Ie00b0m63953). Gli importi di alcuni dividendi, come visibile in tabella, sono molto contenuti, sia perché l’importo minimo d’investimento di alcuni fondi è veramente basso (attorno ai 10 euro) sia perché la crisi dei mercati ha ridotto i margini d’utile delle aziende, che non hanno pagato o hanno ridotto drasticamente le loro cedole, ed il valore stesso degli Etf. Ovviamente, il calo degli utili da dividendi non ha penalizzato solo i fondi iShares è ha avuto ricadute su tutti gli Etf dei competitor, anche su quelli che prevedono il reinvestimento dei proventi, che sono correlati ad indici Total Return. In particolar modo, però, sono stati colpiti quei fondi che replicano indici le cui azioni sono selezionate proprio sulla capacità di pagare regolarmente dei dividendi sostanziosi: i Select Dividend. In questa tipologia di indici creata da Stoxx e Dow Jones, le società devono aver avuto negli ultimi 5 anni un tasso di crescita dei dividendi positivo ed un rapporto dividendo/utile per azione inferiore o uguale al 60% se collocate in Europa o Usa, oppure al 80% se hanno sede nelle aree dell’Asia e Pacifico. Nel mercato Etfplus di Borsa Italiana sono diversi gli Etf che li utilizzano quale sottostante e malgrado nel lungo periodo abbiano sovraperformato quelli correlati ai tradizionali indici a capitalizzazione di mercato, in questa fase di mercato le perdite accumulate da inizio anno sono state sensibilmente superiori, eccetto che per un’asset class, quella degli azionari Usa. L’iShares Dow Jones Us Select Dividend (De), infatti, è sceso del 25% da inizio anno (ytd), mentre l’iShares S&P 500 è arretrato del 28% ed il suo cugino americano, l’iShares S&P 100 (non armonizzato), del 30%. Tra gli azionari area Euro, l’iShares Dj Euro Stoxx Select Dividend ha perso il 58% ytd, rispetto al -46% dell’iShares Dj Euro Stoxx 50, mentre in Europa l’iShares Dj Stoxx Select Dividend 30 (De) è retrocesso del 59%, quando l’iShares Dj Stoxx 50 è diminuito “solo” del 42%. A livello globale e nell’area dell’Asia/Pacifico le differenze saltano ugualmente all’occhio. Il db x-trackers Dj Stoxx Global Select Dividend 100 Etf ha perso il 48% ytd a fronte del -33% (al netto dei dividendi) del Lyxor Etf Dow Jones Global Titans 50, ed il Dj Asia/Pacific Select Dividend Index (non c’è un Etf correlato ad esso) è sceso, in termini di euro, di ben il 54% ytd rispetto al -36% del Dj Asian Titans Index, che investe nelle blue chip della medesima area, Giappone incluso. Sui singoli paesi, infine, c’è l’iShares Ftse Uk Dividend Plus (i cui componenti sono ponderati in base al dividend yield) che ha lasciato sul terreno il 56% da inizio anno, rispetto alla più contenuta perdita del 43% dell’iShares Ftse 100. Le prospettive, almeno per il prossimi 6-12 mesi, dovrebbero tendenzialmente essere ancora a favore dei tradizionali indici market cap, Us esclusi. [di Marco Ciatto, per Borsa & Finanza] |
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| Comunicato del nostro Sponsor: LYXOR AM | ||
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| ° ETF_Europa: gli asset degli ETF crescono senza sosta, mentre pesano i riscatti sui fondi. | ||
| I risparmiatori continuano a investire fortemente in Exchange
Traded Fund durante quello che si è rivelato un lungo periodo d’agonia
per l’industria europea dei fondi comuni. La crescita nel mercato europeo degli ETF non ha mostrato alcun segnale di rallentamento, con gli investitori angosciati dalla crisi finanziaria che hanno preferito sempre più gli ETF rispetto ai fondi comuni. Il mercato degli ETF in Europa è cresciuto del 13% quest’anno, in termini di dollari, a $145,17 miliardi, e ci si aspetta che superi i $200 mld di asset nel 2009, secondo quanto riportato nell’analisi del terzo trimestre 2008 di Barclays Global Investors (BGI). Dallo stesso report di BGI si apprende inoltre che nei primi 8 mesi dell’anno gli ETF europei hanno registrato nuovi afflussi per 37,9 miliardi di euro. La popolarità degli ETF durante la crisi finanziaria è stata evidenziata anche dai numeri del SIX Swiss Exchange, che ha registrato un nuovo record di scambi di ETF lo scorso mese, pari a €5,1 miliardi, con un incremento del 95,4% e del 183,6% rispetto al mese e all’ottobre 2007, rispettivamente. Al contempo, le ultime analisi di Lipper Feri mostrano un record storico di deflussi nell’industria europea dei fondi comuni, con riscatti pari a 124 miliardi di euro nel solo mese di settembre, guidati dall’asset class che sino ad oggi si era rivelata di maggior sostegno: quella dei fondi monetari. L’industria dei fondi comuni in Europa non è stata l’unica a soffrire della turbolenza dei mercati, sebbene si sia rivelata la più colpita. Secondo il recente Fund Flash report di Lipper Feri, infatti, gli investitori americani hanno riscattato quote di fondi comuni per un importo pari a 41 miliardi di euro, 39 dei quali attribuibili ai fondi azionari. Tra le società di gestione che hanno invece registrato nuovi flussi d’investimento compare al primo posto il gruppo Barclays, con €2,2 mld di nuovi asset, la maggior parte dei quali raccolti dall’ampia e variegata offerta di ETF. Ulteriori segnali di forza dall’industria degli ETF arrivano dalla classifica di Lipper Feri dei 10 più popolari fondi lanciati in settembre, tra cui compaiono, per la prima volta, alcuni ETF: due di questi sono stati quotati recentemente da Commerzbank ed hanno raccolto oltre 460 milioni di euro di nuovi asset. |
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| ° ETF_Italia: ampliato lo spread massimo per un corporate bond ETF. | ||
| Nelle ultime settimane, gli spread (i differenziali di
prezzo tra le proposte di acquisto e vendita) sui titoli obbligazionari
corporate si sono sensibilmente ampliati, sia in Europa che negli Stati
Uniti, per la grave crisi economica in atto che ha portato moltissime società,
tra l’altro, al lancio di profit warning. Gli indici sui derivati creditizi iTraxx, nella seduta del 19 novembre, hanno raggiunto i nuovi massimi storici, con il Markit iTraxx Europe HiVol 5 Index che ha toccato i 383,17 punti. I corporate bond sono dunque diventati meno liquidi che in passato ed hanno inevitabilmente penalizzato quegli Etf che ne consentono l’investimento. Già a fine settembre, Borsa Italiana si era vista costretta ad innalzare gli obblighi massimi di spread (dal 1% al 1,25%) dell’operatore specialista Banca IMI sull’iShares $ Corporate Bond (Lqde) e a ridurre il numero minimo di quote esposte (da 8.200 a 2.000). A partire da mercoledì scorso, l’iShares € Corporate Bond (Ibcx) è stato oggetto di un simile provvedimento: lo spread massimo che dovrà rispettare l'operatore specialista Susquehanna International Securities Ltd è stato ampliato dal 1% al 2%, sino a successivo avviso di Borsa. Il numero minimo di quote esposte è invece rimasto invariato a 4.000 unità. Si rammenta che lo spread è calcolato quale differenza tra i prezzi delle proposte di acquisto e di vendita, divisi per la loro media semplice. |
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